G.O.D. è un blog polimorfo pensato dalle sette peggiori menti di un paio di generazioni: il palindromico Batman,
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Altamante Fruzzetti presenta GOD

Misurati nelle prove del "Cimento godardo":
scaricare l'unico calendario riutilizzabile per almeno quattro anni, scoprire perché Altamante Fruzzetti è l'uomo più intelligente di tutti i tempi, unirsi alla dissennata ricerca dell'uomo sessuale e scartare gli erotici "Regali di Putin"™

Berlusconi: "Rete 4 sul satellite? Un insulto alle nostre radici catodiche" == Sircana, Marrazzo, Gasparri: Gli uomini preferiscono beyond == Contro la rimozione del crocefisso si invoca il sagrato di Stato == La sentenza UE offende le nostre tradizioni. Dobbiamo reagire: appendiamo in aula anche la pizza. == Il Vaticano: "Sentenza miope". L'invisibile legnetto verrà quindi sostituito da una riproduzione 1:1 del Cristo di Arezzo di Cimabue == Berlusconi chiede il rinvio dell'udienza Mediaset perché piove == Barbarie italiane: picchiati in sezione, crocifissi a scuola == Un trans confessa: "Con Casini, e non da solo"

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lunedì, 09 novembre 2009
Il Sessantotto

Samanta che canta, schiena appoggiata ad una parete nei corridoi dell'Università, e mi guarda. Mi fermo un attimo e poi vado avanti, perché dentro quelle aule c'è l'occupazione, e fuori la rivoluzione, qualcuno dice.
Poi le cose cambiano, e quando trovo il tempo per fermarmi Samanta è fidanzata con un certo René. Mi tocca il compito più gradito, che in gergo si chiama ionizzazione. Studio René da lontano, poi mi avvicino, e alla fine lo conosco, fino a quando il pensiero di Samanta svanisce e vivo un idillio insperato con René. Il quale lascia Samanta e così andiamo a vivere insieme. Con noi c'è anche Buddha, l'elemento certamente di spicco, il cui contributo a questa storia resta però ineludibilmente nullo, anche a causa del suo cattolicesimo.

Anni dopo propongo a René di fare visita a  Samanta e introdurla alle delizie dell'amore di gruppo, del quale siamo completamente inesperti, se si eccettuano alcune letture in proposito. Lui aderisce entusiasticamente e ci presentiamo a casa di Samanta. C'è anche il padre di Samanta, che prepara una cena di cui nessuno ricorderà la composizione, ma sul cui carattere egregio nessuno dubita. La cena è dominata dal carisma del padre, che dall'inizio alla fine non fa che sindacare, sentenziare e discernere. D'un tratto io e René ci accorgiamo che in ogni sindacazione, ad ogni sentenza e ad ogni discrezione c'è l'ombra del Sessantotto. Scambio un'occhiata d'intesa con René, e ci prepariamo ad esibire, con la giusta tempistica, alcune delle nostre famose battute fulminanti sul Sessantotto. Il Sessantotto, dal canto suo, non viene mai descritto e analizzato, e probabilmente nemmeno nominato, ma si acquatta come un assassino dietro tutte le sindacazioni e tutte le sentenze.

Alla fine della cena il padre propone di guardare insieme i filmati delle vacanze. Io e René ne siamo assolutamente entusiasti, perché in questo modo riusciremo a sfotterlo e ad avere ragione di lui. Ma dalle prime immagini è subito chiaro che quelle vacanze e quei filmati non hanno niente da condividere con il Sessantotto, e che anzi l'idea stessa, il concetto di Sessantotto è perfettamente alieno e incompatibile con quel tipo se non addirittura con quella tipologia di filmati e di vacanze. 

Dopo i filmati torniamo a casa, del tutto ignari dell'esistenza di Samanta che deve averci abbandonato durante i filmati delle vacanze per rifugiarsi nella sua stanza, anche se questa è soltanto un'ipotesi. Durante il ritorno ci chiediamo se la serata che abbiamo trascorso possegga o meno le caratteristiche per dirsi la più grande serata di tutti i tempi, o almeno una delle più cospicue delle nostre vite. Dopo una meditazione di lunghezza media e di profondità appena passabile concludiamo di no, ma conveniamo sul fatto che sia stata una serata davvero molto piacevole. 

Postato da G.O.D. a 09/11/2009 17:46 | link | commenti (2)
amore, riflessioni, vita, sesso, humour, storie damore, poltica, humour fou, queste incredibili storie vere

giovedì, 05 novembre 2009
Il crocimobile

Esitammo qualche secondo prima di prendere in affitto quell'appartamento. Non solo perché carissimo, non solo perché in nero: era quel crocifisso nel corridoio che ci metteva a disagio. Alla fine firmammo il contratto (che non esisteva) ed entrammo: anche perché la proprietaria ci aveva assicurato che lei era di sinistra, come tutta la sua famiglia.
Fummo René ed io a decidere, qualche mese dopo, di risolvere il problema del crocifisso: la situazione in casa si era fatta intollerabile. Buddha, che doveva il suo nome d'arte ad una prodigiosa somiglianza con il Mahatma, si astenne perché cattolico praticante, anche se non credente (era la fidanzata a obbligarlo a praticare). E' un vero peccato che Buddha sia un personaggio marginale in questa storia, perché era di gran lunga il più interessante della triade. Per il lettore curioso dirò che era un vegano che si nutriva solo di gelato da lui stesso composto e di porto sandeman, e quest'ultimo particolare lo rendeva particolarmente inidoneo all'intervento di precisione che si richiedeva per chiudere il contenzioso che quel crocifisso rappresentava.

Io reggevo la scala perché soffrivo di vertigini, fu René a togliere il crocifisso dal muro. Lo portammo con cura sul tavolo di cucina dove avevo preparato coltelli e cacciaviti. Mentre René lo teneva fermo in verticale io riuscii con due colpi incrociati di coltello e cacciavite a estrarre i chiodi delle mani. Stavo per passare al terzo chiodo, quello sulle caviglie, quando René mi fermò e mi indicò la statuetta. Privata dei vincoli sui palmi, si era lanciata in avanti, arrestandosi in una posizione di equilibrio e ponderazione mirabili. Dall'immagine di un uomo crocifisso era scaturito un tuffatore, morbido, plastico, perfetto, precariamente oscillante intorno ad una posizione di equilibrio instabile.
Buddha disse che non esistono oscillazioni attorno ad una posizione di equilibrio instabile, e imputò la configurazione del crocifisso tuffatore ad un miracolo, al quale lui si rifiutava di credere ma che dedicava alla sua fidanzata. René ed io imputammo la sua dichiarazione più al sandeman che al fatto che studiasse ingegneria.
René appese il Tuffatore dove prima stava il Crocifisso. Nei tempi a seguire saliva di tanto in tanto a correggere eventuali deviazioni o librazioni minacciose. Buddha si sposò. Io divenni God.
La proprietaria fu abbandonata dal marito a vantaggio della segretaria.

Postato da G.O.D. a 05/11/2009 22:51 | link | commenti (1)
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mercoledì, 04 novembre 2009
L'importanza di parlare cinese

Berlusconi: "Elezione del premier!".

Postato da G.O.D. a 04/11/2009 13:45 | link | commenti (3)
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domenica, 01 novembre 2009
Morti politicamente scontate, irrevocabilmente corrette

Di una cosa sono certo: del comportamento assolutamente corretto da parte dei carabinieri in quest'occasione.
Ignazio La Russa, ministro della Difesa della Repubblica italiana.

Lo sento dire queste parole l'altro ieri sera, al Tg1. E subito mi indigno: ma come si permette di giudicare prima ancora che siano concluse le indagini? La reazione, mi rendo conto (sì, lo so: mo' vieni) solo l'indomani mattina, è scontata ma irrazionale. Uno passa il tempo a blaterare di ucronie e a coltivare giardinetti biforcuti solo per farsi fregare dalla prima successione temporale, confidando nella sua natura crono-logica. Quella dichiarazione non viene dopo la morte di Cucchi, ma prima. Non è una conseguenza dell'omicidio, ma la sua vera causa.

Anni fa io quell'uomo lo incrociai per strada. Giolitti, lo storico gelataio di via degli Uffici di Vicario dove mio padre aveva pianta stabile (e prezzi di favore, sospetto), si trova a dieci metri da Montecitorio. Camminiamo, e a un certo punto ecco che mi trovo davanti Ignazio La Russa, come sempre ilare. Lo guardo negli occhi e istintivamente cambio marciapiede. Non per dichiarare la mia velleitaria opposizione, ma perché ho paura che mi picchi: quell'uomo la violenza ce l'ha stampata in volto.
(En passant, questo sembra essere un marchio lombrosiano di moltissimi ex-AN. Anche se i lombrosiani non mi sono mai piaciuti. L'ho rivisto nella faccia di Giorgia Meloni, in un video in cui il ministro della Gioventù della Repubblica italiana [non] risponde alle domande di una giornalista australiana.)

Prevedo che l'uomo si rassegnerà a imprese ogni giorno più atroci; presto non vi saranno più che guerrieri e banditi; dò loro questo consiglio: l'esecutore di un'impresa atroce immagini d'averla già compiuta, s'imponga un futuro che sia irrevocabile come il passato.
Jorge Luis Borges, Finzioni ("Il giardino dei sentieri che si biforcano"), Einaudi, Torino 1955, p. 82.


Postato da G.O.D. a 01/11/2009 14:23 | link | commenti (15)
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martedì, 20 ottobre 2009
A vói un add-on !

Come fosse Antani, però 2.0
"Senti, io mi collego a 'sto sito ma non si vede niente. C'è scritto tipo nòtfàund"
"Hai per caso premuto Ctrl-Shift-Alt-Canc-F12 ? Dimmi che non l'hai fatto"
"Ma.. direi proprio di no"
"Pffuiii. Per un attimo ho temuto. Vediamo.. Internet con l'opzione web l'hai installato ? "
"Stamattina funzionava.."
"Hai scaricato la preversione -1.0 del plugin dell'addon opensource miniSD di t10d10 ? Dovrebbe esserti apparsa una popup cardbox nella gnutextarea. Aiuta parecchio nel rendering delle immagini .pom, .ping e .blow. A volte sbava un po', a dire il vero"
"Ma.. proprio non avevo idea che servisse"
"Potresti aver attivato per errore usato il protocollo TVTB. No, non credo: il tuo browser supporta solo la release 4.ff4ncul0. Forse ti sei connesso tunnellando dalla backdoor. Voi utenti ne sapete una più del diavolo"
"Oddio, può anche essere.. ma involontariamente, eh, davvero"
"E' chiaro; il firewall ti ha LOLllato, ROTFLato e bumpato nell'ethernet. Mi chiedo se non sia meglio blankare definitivamente il savescript e sideloadare un file di trasfigurazione. Cachato e loggato come infrauser.. chissà.."
"Accidenti.. siamo messi così male ?"
"Rischi di perdere il lavoro della settimana, o di trovarlo criptato con password anonima e infrangibile in decima forma normale. Son cazzi, dopo"
"Ma che scherzi ? No, io spengo e riavvio, ecco cosa"
"SEI PAZZO ? Vuoi beccarti un 4 nel registry e farti cassare ?"
"No, per carità ! Guarda, non tocco un tasto"
"Ma insomma, che diavolo puoi aver combinato ? Hai per caso bloggato con nickname 'creator' quando il firewall era ibernato ? Hai simulato un frame iphonico spacciandoti per Googlewaver ? Improbabile: non puoi avere le permissions"
"(...)"
"Scrivimi l'indirizzo di quel sito.. NON SULLA MIA TASTIERA ! MA MI VUOI ROVINARE PURE A ME ? SUL MEMOTAK !!"
"Ecco qua.. A me pare normalissimo"
"Vabbe', adesso l'esperto sei tu. Ma per favore. Questa è una cazzutissima blacklist analfa-beta-test con inviti pushup. Puoi provare - a tuo rischio, te lo dico, eh - a prefissarlo con 'www.'. Non garantisco niente. Nel caso funzioni, MA SOLO IN QUEL CASO, riavvia la macchina"

Postato da G.O.D. a 20/10/2009 15:12 | link | commenti
humour, informazione in rete, queste incredibili storie vere

sabato, 17 ottobre 2009
I mangiatori di panzane


Postato da G.O.D. a 17/10/2009 10:11 | link | commenti (2)
immagini, televisione, attualità, queste incredibili storie vere

venerdì, 16 ottobre 2009
Land of 1000 voters

C'erano una volta tre uomini venuti da lontano per tentare la fortuna nel Paese Democratico, collocato al centro della Terra di Medio.
E questi tre uomini fecero un patto solenne, che però non riguardava il whisky, cari i miei furbacchioni, ma l'elezione ad un'importante quanto indecifrabile carica, che per semplicità chiameremo "Vitello d'oro".
E quali erano i loro nomi, vien da chiedere ? Già questa fu una faccenda difficile da risolvere, perché tutti avrebbero voluto chiamarsi Mr. Black, ma alla fine si accordarono su Mr. Pink, Mr. Orange e Mr. Red.
"Facciamo votare solo gli affiliati più stretti", propose Mr. Pink
"E i semplici credenti ? Sono la vera base della nostra fede. Solo chi avrà la maggioranza dei loro voti sarà il vero vincitore" ribatté Mr. Orange
"E se nessuno raggiunge il 50%+1 ? Credo che in quel caso l'ultima parola spetterebbe al Consiglio dei Mille Saggi" aggiunse Mr. Red
Pensa che ti pensa, i nostri amici convennero che la decisione più lineare e razionale e ovocolombiana era senza dubbio quella di accettare tutte le proposte, nell'ordine in cui erano state presentate.

Postato da G.O.D. a 16/10/2009 16:19 | link | commenti
news, humour, attualità, poltica, queste incredibili storie vere, noi lo avevamo detto

martedì, 13 ottobre 2009
Zebre

Figlia7, aspettando che il padre si degni di prepararle da mangiare, dimentica la fame parlando al telefono con nonnacrucca.
Dopo cena guardiamo l'ultimo episodio delle Avventure di Pinocchio di Luigi Comencini. Lo vidi quando avevo l'età, e poi mai più. Non ricordavo praticamente nulla, a parte il celebre motivetto. Sconvolgente. Potrei scriverci sopra dieci pagine, ve le risparmio tutte. Figlia7 si prende paura vedendo Pinocchio ciuchino, con Mario Adorf crudelissimo domatore, e zompa sulle mie ginocchia, ho appena il tempo di spegnere la sigaretta. (Personalmente resto sbalordito da Geppetto-Manfredi, che alla fine vuole restare nel ventre della balena: come posso essermelo scordato?).
Poi a nanna, mentre figlia7 canticchia le note di Carpi. Sarà l'unica francese a conoscerlo, sono soddisfazioni.
Nel computer, trovo una mail di nonna crucca:

Avevo raccontato a figlia7 la storia dello zoo distrutto a Gaza. Per consolare i bambini, hanno dovuto dipingere due asini facendo finta che fossero zebre.
Le ho detto che le avrei mandato la foto per farle vedere che questa volta era vero, non una delle nostre favole telefoniche.


Postato da G.O.D. a 13/10/2009 09:00 | link | commenti (4)
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martedì, 15 settembre 2009
Aguzzate la vista!

Da repubblica.it: "Deputati del centrodestra firmano una lettera di Bocchino al premier".
Il lettore che individua le due novità presenti nella notizia riceverà in cortese omaggio due tritacarne: uno medianico e uno mediastino.

Postato da G.O.D. a 15/09/2009 16:38 | link | commenti (4)
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sabato, 05 settembre 2009
Linguaccia

Il PdL ha da poco vinto le elezioni amministrative, che da anni vedeva il centrosinistra al governo della nostra città.

Al gentile lettore di GOD chiediamo gentilmente da dove è tratta la frase qui sopra riportata:

a. Un volantino firmato Forza Nuova.
b. L'ultima bustina di Minerva di Umberto Eco (ammesso che esista ancora (la bustina, cioè)).
c. Quagliariello, qualunque cosa ciò significhi.
d. Un aforisma del ministro competente, Altamente Fruzzetti.
e. Un sms di Ariodante Fruzzetti, com'è come non è.
f. Un pizzino di Bernardo Provenzano.
g. Un verso di Nek.
h. Fate come vi pare, fate, tanto la cultura alberga a sinistra, tanto.
i. Calderoli.
j. Bersani, che però assicura che nel dialetto di Bettola la frase è corretta.

Postato da G.O.D. a 05/09/2009 22:02 | link | commenti (10)
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venerdì, 04 settembre 2009
Una lettera da Ariodante Fruzzetti (?)

Cari God,

visto che tanto spazio date alla mia famiglia me ne prendo un po' anch'io. Voglio gentilmente intervenire sul tema del giorno, e senza troppi quicqueri e quacqueri vengo subito al sodo, che poi neanche tanto: personalmente, com'è come non è, da ragazzo sono stato mezzo impotente. Ora ve l'ho detto, tanto a me che me ne frega.
Allora mi sono informato su epoca, sulla Garzantina e sulla trasmissione Rai che parlava di sesso con oserei dire, con rispetto parlando, Emanuela Falcetti, che è l'unica trasmissione, almeno così si diceva, dove si vedeva per la prima volta un pene in erezione alla Rai, ma se guardavi bene era il pene di un vecchio.

Com'è come non è esistono due sistemi contro il male del secolo scorso, perché da una decina d'anni mi è bello che passato, che vado gentilmente a enumerare, senza nasconderne né i suoi pro né i suoi contro.

1. La pompetta. Contrariamente al nome, ti fai mettere una camera d'aria all'interiore del pene e ti porti il gonfietto in tasca. Il gonfietto dico tipo quello per canotti, ma piu' piccolo, se ti sei mai misurato la pressione è come quello della pressione. Poi quando vuoi un'erezione fai ciuf ciuf e hai l'erezione. Quando non la vuoi piu' giri la valvola e pss pss fine dell'erezione, ti rimetti a lavorare di tutto punto.
Pro: infallibile, contrariamente alla parola. Contro: piuttosto rumorosa, piuttosto ingombrante, piuttosto difficile da nascondere alla partner (questo problema non si pone se per caso la partner non esiste).

2. La famosa puntura sul cazzo. Come si intuisce, si tratta di una puntura da effettuarsi sul pene. Conferisce un'erezione di tre-quattro-cinque-sei-sette ore. Non solo ne parla Sebastiano Vassalli in "archeologia del presente" (ve l'ho detto che mi sono informato), ma ho personalmente conferito con elementi che l'avevano fatta, e gentilmente dice che il cazzo diventa come nei sogni, quando è grandissimo.
Pro: è grandissimo. Contro: contrariamente ai sogni, non è smontabile (il cazzo).

Poi è uscito il Viagra che a) è molto meno efficiace b) ha effetti collaterali diciamo pure della Madonna. C'è anche chi ha scritto che solo una testa di cazzo prende il viagra, ma io non ho capito a chi si riferiva.

Gli anziani comunque raccontano che ai suoi tempi si faceva così: a) mettersi un anello di ferro attorno al cazzo, b) legarsi al collo con una cordicella una calamita, c) avvicinarla, al momento del bisogno, all'anello di ferro. Ma è un metodo che personalmente non capisco.

Vabbé, io a sto punto ho detto tutto e voi fate un po' come vi pare, come sempre.

Ariodante Fruzzetti.


Sarà.
GOD

Postato da G.O.D. a 04/09/2009 22:20 | link | commenti
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Un senso a questa storia

Quando i cani fanno bau bau
il marxista risponde:
"überbau überbau".
On. Min. A. Fruzzetti
in La fine del comunismo e l'inizio del provincismo.

Al rientro ho incontrato la mia collega con le caviglie grosse. Approfittando di una sua momentanea distrazione le ho sbirciato le caviglie, e non mi sono sembrate affatto grosse.  Vuoi vedere che durante l'estate mi sono venute le caviglie grosse?
 

Postato da G.O.D. a 04/09/2009 16:41 | link | commenti (8)
pensieri, riflessioni, vita, introspezioni, sesso, humour, crisi, berlusconi, poltica, s-fascio, queste incredibili storie vere, che cazzo dico, sistavameglioquandosistavameglio, sistavapegghioquando sistavapegg, troppo autoreferenziale

Texas Hold Him

Telesina, Beresina, Beria
Sulla pagina FB di Adinolfi (per il quale la politica è sempre in debito con il poker, non scordiamocelo) troviamo la scritta "On s'engage, puis on verra". Una frasetta che - scopro cercando sul web - sarebbe stata pronunciata tra gli altri da Napoleone in qualche frangente. Avrei detto Sartre, o maggio francese, o prostituta di buon cuore verso cliente timido, Ma, cazzo, il vecchio Napo come riferimento ideale va benissimo. Ti immagini cavalli bianchi, mappe aperte su tavoli da campo, balenar di sciabole, sogni di gloria, castelli in aria, tutto un rullar di tamburi e un brillar di grandi strategie.
Poi, quasi in attesa di ordini, guardo la prima frase scritta di pugno dal Nostro (mai "N" fu più azzeccata)
Mario Adinolfi considera inevitabili e giunte con ritardo le dimissioni di Boffo da direttore di Avvenire
Tra i commenti che seguono, spicca questo scambio
Nikola "Ragazzi, ma per una velina falsa ?"
Mario Adinolfi: "se si è dimesso..."
Sottinteso: del vero (cioé che è un frocio) ci sarà.

"Apperò" - ho pensato.

A questo punto ho lasciato il pc e ho ripreso la lettura di 2666 di Bolaño, che avevo interrotto. Sono arrivato al punto in cui il patetico, conformista, ingenuo ma incolpevole (o forse: colpevole di tutto questo) Ivanov firma senza fiatare le carte che la polizia stalinista gli mette davanti. Non torna più in cella, la confessione lo ha reso libero.
"Lo portarono direttamente in un cortile, qualcuno gli sparò un colpo alla nuca e poi caricarono il cadavere su un camion".
Tra i tanti modi con cui si produce la verità, non è nemmeno dei più contorti.

Postato da G.O.D. a 04/09/2009 07:45 | link | commenti (3)
riflessioni, news, sesso, che cazzo dice, queste incredibili storie vere

martedì, 18 agosto 2009
Se mi' nonna ci avesse le rote sarebbe 'na bomba

Postato da G.O.D. a 18/08/2009 15:26 | link | commenti
morte, humour fou, godsgods, queste incredibili storie vere, meglio di noi, le vacanze un po dementi

giovedì, 06 agosto 2009
Truffe in rete: la finta monaca

Non metteremo mai abbastanza in guardia i nostri lettori dal prestare fede a chiunque si trovino a incontrare su Internet. La recente vicenda del signor Croismare, un facoltoso francese di origini nobili, è un chiaro esempio dei rischi a cui si va incontro.
Tutto comincia quando Croismare riceve l'email di una sedicente monaca fuggita dal convento, in cui - a suo dire - era soggetta ad ogni sorta di vessazione. La "donna", che si firma "Suzanne Simonin", gli chiede protezione e sostegno economico.
L'ingenuo e generoso Croismare, impietosito dalla vicenda, si fa in quattro per sistemarla dalle sue parti, in Normandia, ma le mire della "monaca" sono più oscure. Dal fitto scambio di email emerge con chiarezza che vuole attirare il suo corrispondente a Parigi. Non sappiamo quale sia il suo reale obiettivo (un sequestro, forse), ma a questo punto Croismare evidentemente subodora qualcosa e si rifiuta di spostarsi da casa. In più, chiede di poter leggere il diario di cui la donna gli ha parlato (interesse in effetti un po' torbido da parte dell'uomo).
L'operazione è fallita e così Croismare riceve un'ultima email in cui una "amica" di Suzanne gli annuncia che la poveretta è morta.

Si è di recente scoperto che l'autore dell'inganno è in realtà tale Denis Diderot, non nuovo all'utilizzo di false identità, grazie alle quali ha già diffuso in rete opere deliranti e blasfeme, più volte oggetto delle attenzioni del magistrato.

Ora, il lettore potrebbe appunto attendersi che il colpevole sia affidato alla giustizia, ma in questo mondo di buoni - e mal riposti - sentimenti le regole del vivere civile non valgono: non solo Croismare ha rinunciato a qualsiasi azione legale, sostenendo perfino di essersi fatto due risate, ma è di prossima uscita l'instant book che lo stesso Diderot ha tratto dalla vicenda. Per quanto ne sappiamo, si tratta di una sorta di pamphlet che, con il pretesto di svelare le atrocità che si nasconderebbero nei conventi (!), immaginiamo sommergerà il lettore di dettagli pruriginosi.
O tempora! o mores !

Postato da G.O.D. a 06/08/2009 07:35 | link | commenti (4)
humour, queste incredibili storie vere

giovedì, 02 luglio 2009
All'ombra del velopendulo

Ulises Lima e Arturo Belano affrontano un altro caso: dopo il gran rifiuto di intervenire sui giudici costituzionali che vanno a cena con il Governo, vogliono scoprire chi si celi sotto lo pseudonimo di
Giorgio Napolitano.
Ipnotizzano che durante il suo ultimo viaggio in Unione Sovietica il vero Napolitano sia stato messo in salamoia, e il suo posto preso da Konstantin Cernenko¹ detto la salma, che finge di essere un sosia di Napolitano.
Il gioco sarebbe sottile: la gente, scoprendo che la salma finge soltanto di essere un sosia, sarebbe indotta a credere che si tratti del vero Giorgio Napolitano.
L'indagine dei due detective è densa e viscosa, e non possiamo riassumerla qui.
Diremo solo che i due passano in rassegna testi e testicoli, ricostruendo la storia di Giorgio Napolitano.

E concludono sconfitti che non può che trattarsi del vero Giorgio Napolitano.
Ma anche, secondo alcuni, di una salma sovietica.


¹La circostanza per cui Konstantin Cernenko detto la salma era effettivamente defunto all'epoca dell'ultimo viaggio di Giorgio Napolitano in Urss viene accolta dai detective con singolare indifferenza, che taluni interpretano come arroganza.

Postato da G.O.D. a 02/07/2009 18:15 | link | commenti
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sabato, 27 giugno 2009
Il viziaccio

L'abitudine dei potenti di non pagare le prostitute è antica.

Postato da G.O.D. a 27/06/2009 12:49 | link | commenti (3)
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venerdì, 12 giugno 2009
Quelli con i baffi

Una legge che dica che ci sono delle notizie
che non possono essere pubblicate
è una grande anteprima
nel teatro sempre aperto
della democrazia.
E chi non è d'accordo
gli prendiamo il nome
On. Min. A. Fruzzetti.

Basta con il protagorismo dei magistrati
Sono tutti sofristi.
Tano, Napoli.

PALERMO, 19 luglio 1992, 16.55 - (Ansa) Esplosione in via D'Amelio. Sei le vittime: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Cosina, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina e un signore con i baffi.
Quest'ultimo sarebbe amico di quell'altro signore ucciso il 23 maggio scorso nell'attentato sulla Palermo-Punta Raisi, in cui trovarono la morte anche Vito Schifani, Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro e una signora.
Anche quel signore aveva i baffi.

Postato da G.O.D. a 12/06/2009 16:06 | link | commenti
politica, vita, humour, satira, , berlusconi, politically scorrett, humour fou, s-fascio, queste incredibili storie vere, che cazzo dico, nun fa ride, sistavameglioquandosistavameglio, settemani

giovedì, 11 giugno 2009
biGODe

Hitler non era affatto un imbianchino.
È una calunnia.
Hitler era un pittore di paesaggi.
Georges Tabard (Michael Lonsdale) in Baci rubati (François Truffaut, 1968).

È l'ora che god getti la maschera. Sono figlio di João Texeira Schlegelmann-Levi. Avete capito bene, il grande Texeira Eastman, che dall'esilio dell'isola Holbox scrisse il manifesto, appunto, di Holbox, in cui vagheggiava (vaneggiava?) l'unità di tutti i latinoamericani.
Texeira considerava Lula un coniglio e, sorprendentemente, giunse a trattare persino con Pinochet. Al punto che io mi incazzai e gli chiesi: Padre, ma come? Lui non rispose.
La risposta me la diede anni dopo mia nonna, sua madre, Esmeralda
Texeira Schlegelmann-Levi.
Mi raccontò una storia della sua giovinezza a Berlino, una storia della sua famiglia ebrea (madre ashkenazita, padre sefardita, quindi disprezzato nonché sosia di Chaplin, mia nonna assomigliava a Chaplin, ma senza i baffetti, che infatti Chaplin non aveva, come Groucho) e degli amici ebrei nella prima metà degli anni '30. A tavola, arrivava sempre il momento in cui qualcuno domandava a tutti gli astanti: "Ma voi che fareste, se vi trovaste faccia a faccia con Hitler, liberi di dirgli e fargli quel che vi pare?". E immancabilmente la risposta era sempre quella: "Cercherei di spiegargli perché sta sbagliando".

A dimostrazione che si può ereditare una cultura plurimillenaria e restare sciemi.


Postato da G.O.D. a 11/06/2009 14:01 | link | commenti (2)
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lunedì, 08 giugno 2009
Tecniche di autodifesa

Il mio gradimento è all'80%, no, all'800, no, all'8000.
Il mio partito al 40%, no, al 45%.

Iddu

Il suo gradimento è al 90%, no al 900, no, al 9000.
Vado alle elezioni perché obbligato, ma andrebbe tanto volentieri al mare.


L'altro

Ci sono porte che si difendono da sole
Altamante Fruzzetti.

Postato da G.O.D. a 08/06/2009 23:01 | link | commenti (2)
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giovedì, 04 giugno 2009
Prima del big bang

Prima del big bang non c'era nulla
e quello che è successo dopo lo sappiamo.
Ma ignoriamo completamente
quello che è successo
tra il big e il bang
On. Min. A. Fruzzetti



Il bambino di cinque anni dice pof pof, lo dice in fretta, poi si volta e si allontana seguendo la battigia. Il raschiare dei ciottoli sotto i suoi piedi è indistinguibile dalla risacca. I suoi compagni, quasi tutti più grandi (uno di loro oscenamente più grande) lo guardano allontanarsi come si guarda un'equazione irrazionale.
Poi si allontanano anche loro, anche loro seguendo la battigia, ma in direzione opposta. Dopo venti, cinquanta metri uno di loro salta in aria, come se tra i ciottoli fosse nascosta una mina, ricade per terra e si contorce. Gli altri non hanno il tempo di comprendere perché immediatamente dopo uno di loro salta su un'altra mina. Come in una sequenza irregolare, come in un proiettore inceppato o in un video che si carica a scatti, tutti saltano, cadono e si contorcono.
Tutti tranne uno: l'osceno. Quello che fanno è ridere. E quello che non ride è Altamente.

Rincorro il bambino di cinque anni, cerco i suoi occhi che sfuggono ai miei senza mai perdere un'espressione di magnifica concentrazione. Come ti chiami? Quando parli a un bambino devi sempre chiedergli come si chiama, e lui dice che si chiama Canovacci. Ma Canovacci non è mica un nome, sai, certo che lo so, è un cognome, il mio cognome.
A questo punto mi guarda. E assomiglia davvero a un'equazione irrazionale fratta che se non stai attento ti sommerge di soluzioni nessuna delle quali, però, a analizzarla correttamente, la risolve davvero. Cerco di analizzarlo correttamente.

- E il tuo nome?
- Dopo. Forse.
Pausa.
- E io mi chiamo Fruzzetti.
Non mi chiede il nome, sa che verrà dopo, forse, io so che verrà dopo, forse, ma comunque prima del suo. Restiamo a guardare il mare, tiro qualche ciottolo nell'acqua per imbarazzo o per spezzare il ritmo dei diocàn che giungono dai ragazzi dietro: giocano a biliardino detto anche calcio-balilla, o a un gioco strano, in cui una pallina rotola senza strisciare su un piano inclinato sul quale è tracciata una strada stigmatizzata da fori dove la pallina (di metallo) può essere inghiottita, e il ragazzo deve (müßen, più che sollen: giuro) evitare che la pallina sia inghiottita, e ogni volta che accade l'ingoio dice diocàn, ogni volta che per miracolo la pallina resta in pista dice diocàn, ma in modo completamente diverso, fino a quando finalmente traspare che diocàn è una lingua perfetta e assoluta che può esprimere tutti i sentimenti umani ma anche concetti astratti e sicuramente buona parte della scienza (e della storia) del ventesimo secolo o di qualsiasi altro secolo si scelga di considerare. C'è chi dice che i ragazzi siano semplici come derivate, dritti come simboli di Leibniz, ma chi ha sentito la loro lingua sa che possono fondersi come segni di integrale e decomporsi, d'incanto, come polinomi nel campo complesso.

Canovacci, cinque anni, segno zodiacale ignoto come il nome proprio, disprezza il lancio di pietre nell'acqua.
- Ti ho sentito prima.
- ....
- Ho sentito cosa hai detto.
- Quando?
- Quando lo hai detto.
- Cosa?
- Pof pof.
- ....
- Vorrei che mi raccontassi la storia.
- ....
- Quello che hai detto prima.
- ....
- Il mondo prima del pof pof.

Sorride a metà, sfumato, come in una vecchia canzone di Billy Joel. Restiamo ad ascoltare i ragazzi, circonferenze che si toccano a formare l'infinito.
All'improvviso:
- C'è un goloso, un ladro e...
...e una forza soprannaturale mi solleva dalla battigia, come un siluro che arriva dagli antipodi, passando per il centro della terra. Ricado e ho convulsioni insostenibili: rido, rido, rido. Quando mi riprendo, Canovacci-cinque-anni mi guarda come una soluzione ben definita che esiste ed è unica. E dice.
- Te devi essere l'uomo più intelligente di tutti i tempi.
- ...
- ...
- Sì, è precisamente come hai detto. Devo. Ich soll.
- ...
- Ma ti giuro che se potessi scegliere

Postato da G.O.D. a 04/06/2009 23:18 | link | commenti (3)
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Amabo Obama

Que lindo que lindo que lindo
parlo latino

Gazebo (fut. di Gazere)

Qui lo dico: è qui lo negro!

On. Min. A. Fruzzetti.

- Personalmente, Obama è mezzo negro.
- Sì, ma non è questo il punto.
- ...
- ...
- Obama, a memoria d'uomo, è il primo presidente degli Stati Uniti che non è espressione di una lobby.
- D'accordo, ma ancora siamo fuori strada.
- (Palle, ahò).
- ...
- Obama, a memoria d'uomo, è il primo presidente degli Stati Uniti che non ha la faccia da imbecille.
- Su questo non ci sono dubbi, ma bisogna mettere a fuoco...
- Obama, a memoria d'uomo, è il primo presidente degli Stati Uniti che forse è intelligente.
- Mmmm...
- .... (ma che vuole questa?)
- ....
- Obama è l'unico politico di un paese occidentale/democratico/avanzato che se vai in giro c'è gente che sulla macchina ci appiccica l'adesivo Obama-Binden. Te l'immagini uno che mette sulla macchina l'adesivo Berlusconi-Bonaiuti, Berlusconi-Previti, Franceschini-Nulla, Dell'Utri-.
- ...
- Obama quando c'era l'undici settembre il dodici un giornalista suo amico a pranzo gli ha detto che era un peccato che la sua carriera politica dovesse finire così perché era in gamba.
- Non si capisce.
- Pensaci.
- ....
- ....
- Ho capito. Ho capito perfettamente tutto.
- ....
- ....
- Ma ora te la dico tutta.
- (Il lettore interessato a leggerla tutta cliccasse su "Continua a leggere")

Postato da G.O.D. a 04/06/2009 14:08 | link | commenti (5)
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giovedì, 28 maggio 2009
L'educazione sentimentale

Berlusconi: Iniziamo male l'anno!
Dell'Utri: Perché male?
B: Perché dovevano venire due di "Drive In" che ci hanno fatto il bidone! E anche Craxi è fuori dalla grazia di Dio!
D: Ah! Ma che te ne frega di "Drive In"?
B: Che me ne frega? Poi finisce che non scopiamo più! Se non comincia così l'anno, non si scopa più!
D: Va bene, insomma, che vada a scopare in un altro posto!
B: Senti, dice Fedele che devi sacrificarti (...). Devi venire qui!
D: No, figurati!
B: Purché le tette siano tette! Truccate soprattutto bene le tette! (...) Grazie, ciao Marcellino!
D: Un abbraccio, anche a Veronica. Ciao!
B: Anche a te e tua moglie, ciao!
(...)

(telefonata intercettata dalla Guardia di Finanza sul telefono di Marcello Dell'Utri a colloquio con Berlusconi nella sua casa ad Arcore, dove il Cavaliere festeggia il Capodanno con Confalonieri e l'allora presidente del Consiglio Bettino Craxi, ore 20.52 del 31 dicembre 1986).
da brionews.com


Postato da G.O.D. a 28/05/2009 10:39 | link | commenti (10)
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venerdì, 22 maggio 2009
Il diplodoco stanco

Dopo quarant’anni di Australia, Cozzani torna a Spezia.
Con il cuore gonfio scopre che c'è ancora il baretto in Piazza Brin
E i suoi amici sono seduti al solito tavolo.
Si avvicina e siede un po’ discosto. I suoi amici continuano a giocare a carte.
Passa mezz’ora. Un’ora.
Alla fine Vergassola, senza staccare gli occhi dalle carte, fa:
“Aloa, Cosàn, te parti?"

Apologo spezzino.

http://www.iloveagrigento.it/wp-content/uploads/2008/06/lo-scheletrone-di-palmaria-a-porto-venere.jpg

È proprio accanto allo Scheletrone dell’Isola Palmaria che ho passato l’estate più bella della mia vita, e quindi il periodo più bello della mia vita, e cioè la fase storica più bella di tutti i tempi. Date uno sguardo alla foto dello scheletrone: accanto, sulla destra c’è una casa di sasso: lì.
È anche giunto il momento di dirla tutta: quella è l’isola di Altamante Fruzzetti. O se non è lei, è lì vicino. Ma non ho un ricordo distinto di Altamante. L’umanità che si muoveva sotto lo scheletrone (e non stuzzicatemi perché posso uscire i nomi e i cognomi, e non è detto che non lo faccia prima della fine del pezzo, o dopo) era emblematica, ma di cosa non so. Gente che viveva in rimesse di lamiera cucinando e offrendo a chiunque improbabili zuppe di pesce che i benpensanti trattavano come organismi decomposti. Gente che parlava (poco) ma soprattutto guardava come se fossero loro i padroni dell’Isola. Rettifico: i Comandanti dell’Isola. Forse Altamante era uno di loro, ma se volete saperlo, ho i miei dubbi: fondati, fondatissimi.
Potrei intrattenervi tutta la notte, ma lasciamo perdere, non solo non capireste nulla, ma soprattutto non capireste che non capite nulla, esattamente come ora non capite che non capireste nulla. E poi se ci andate ora, alla Palmaria, non trovate niente, nemmeno più lo scheletrone.

La prima cosa che mi insegnarono i grandi era che lo scheletrone fa schifo. Peggio: è uno scandalo, una vergogna. La notte mi svegliavo, ma non sudato, tranquillo, e dalla mia stanza sentivo il mare, ovviamente, e dalla finestra vedevo ed ero guardato da cinque o sei dei venti o trenta occhi dello scheletrone. In uno di quegli occhi spuntavano delle scarpe da basket, e io, malato dell’amore non dico vero, ma certamente il più vero di tutti i tempi, ossia l’amore delle medie, fantasticavo di saccopelisti tedeschi che lì dentro, in quell’isante preciso, becciavano. E cercavo di ipnotizzarlo, lo scheletrone, per obbligarlo a ospitarmi, il giorno che sarei andato lì a becciare.

Per becciare c’era ovviamente una tecnica molto precisa, ma era segretissima e non si poteva chiedere. Occorreva aspettare che un amico iniziato te la spiegasse. Ma siccome tu dovevi comunque fingere di conoscerla, quella tecnica precisa, nessun iniziato avrebbe mai avvertito la necessità di spiegartela. Il paradosso bloccava la tua esistenza come una ganascia dei vigili (che non esistono) e se qualcosa poteva salvarti era la stellata della Palmaria sopra lo scheletrone. Lo scheletrone si appoggiava alla roccia come un diplodoco stanco, che non ce la fa più, e di notte i suoi occhi formavano una necropoli come Pantalica, ma io non lo sapevo.

Lo scheletrone era una griglia abortita, la sconfitta della geometria contro la vita, qualcosa che avrebbe aperto gli occhi anche a Oscar Amalfitano.
Da Portovenere tutti lo vedevano e i genitori lo indicavano ai figli: vedi, quello è lo scheletrone e tu devi sapere che fa schifo, anzi è una vergogna, uno scandalo. I figli fissavano lo scheletrone e deglutivano, assimilavano.
Ora quei figli non potranno portare i loro figli a Portovenere a esperire l’idea platonica dello schifo, la vergogna quintessenziale, lo Ur-scandalo. Ora, e se conoscete Spezia non potete negarlo, i figli indicano ai loro figli il ground zero dello scheletrone, e dicono loro che c’era lo scheletrone, glielo descrivono, spiegano che faceva schifo, ma che era meglio quando c'era lui: molto meglio no, appena un po’ meglio.

Io da tutto questo prendo le distanze. Personalmente, io non so becciare.

Postato da G.O.D. a 22/05/2009 22:49 | link | commenti (9)
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venerdì, 15 maggio 2009
Partorirà una pantegana

Se non vi piace il mare, se non vi piace la montagna, se non vi piace la città… andate a farvi fottere!
Michel Poiccard (Jean-Paul Belmondo) agli spettatori in Fino all’ultimo respiro (Jean-Luc Godard, 1959).

Cena con figlia7 e sua nonna tedesca, che grazie a Gott mastica un po' d'italiano e a volte prova pure a scriverlo, nelle cartoline tipo "Zaluti ta Pompei!".
A un certo punto sua nonna e io si parla della campagna elettorale in corso (la nonna è preoccupata, una sorta di presentimento oscuro e molto tedesco le fa temere che le cose andranno piuttosto maluccio).

Figlia7: "Ma è bella, questa campagna elettorale? E dov'è?".

Le spieghiamo che non si tratta dello stesso tipo di campagna. Le dico che esiste addirittura, pensa un po' te, la campagna militare, e che anche quella non è in Toscana. Le dico che è tutta una metafora (nonna: "Si tice metafa!").
Lei fa sì sì con la testa, dà l'impressione di aver capito tutto, è una ragazza sveglia, figlia7.

Dice: "Quindi esiste anche la montagna elettorale!".

Postato da G.O.D. a 15/05/2009 09:18 | link | commenti (18)
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martedì, 12 maggio 2009
Sinergia outlet in tempi di crisi

Nel supermercato sotto casa mia ormai ci sono solo prodotti con marca del supermercato sotto casa mia. Ancora pochi mesi fa non era così. Ancora pochi mesi fa era tutto bollicine, cappelli a cilindro, caschetti alla Louise Brooks e Cotton Club. Il cotone ce l'ho, ma la carta da culo no. Me ne restano solo tre rotoli.
È la crisi, bellezza.
Se compri all'ingrosso i prodotti con marca del supermercato sotto casa mia, ti costa meno che comprarne uno solo. Una confezione da 32 rotoli di carta da culo ti costa meno che un rotolo solo, al chilo. Chili di rotolo da carta da culo. Della marca del supermercato sotto casa mia.
Mi aggiro nei reparti bolscevichi del supermercato sotto casa mia con la confezione da 32 rotoli di carta da culo. È enorme. È ridicola. È più alta e più larga di me. Fosse un armadio, potrebbero starci tutti i miei vestiti, compresi i calzini miei e quelli spaiati di un mio amico, che perde sempre i calzini perché glieli ho rubati io.
Io non la finirò mai, questa confezione da 32 rotoli di carta da culo della marca del supermercato sotto casa mia. Morirò, e resteranno tutti questi rotoli di carta da culo, dovrò andare dal notaio e cambiare il testamento, per aggiungere una clausola relativa alla carta da culo, tra parcella del notaio, marche da bollo e tasse varie questa confezione da 32 rotoli di carta da culo mi costerà l'occhio della testa, tanti quanto costerebbero 32 confezioni da 32 rotoli di carta da culo della marca del supermercato sotto casa mia. O 12 rotoli di carta da culo Cotton Club deLuxe, aromatizzati allo champagne con bollicine. Forse pure di più.
Reparto macelleria. Confezione da due hamburger della marca del supermercato sotto casa mia. Costano 3 euro, ma scadono oggi e allora l'impiegato del supermercato sotto casa mia ha scritto sopra il codice a barre con pennarello indelebile 1,50 €.
Due piccioni con una fava. Un affare, e al contempo la soluzione del problema. Torno a casa. Metto la confezione da 32 rotoli di carta da culo in mezzo al salone, monolito igienico ed economico. Poggio gli hamburger sul tavolo della cucina, dove rimarranno tutta la notte, oltre la data di scadenza. Il frigorifero rischierebbe di far fallire il mio piano ingegnoso e diabolico. Domani mattina, senza averli neppure passati in padella, li mangio crudi tutti e due.
2009: Odissea nella gastroenterite. Voglio proprio vedere se non ci do una bella botta, alla confezione da 32 rotoli di carta da culo della marca del supermercato sotto casa mia.

Postato da G.O.D. a 12/05/2009 19:12 | link | commenti (7)
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Il Cesarone

Si può sempre decidere il momento della propria morte.
C. Battisti, 11 maggio 2009.

- Ah sì? E dov'è la novità?
- Nell'aggettivo.

(Quizz: cosa si cela nella foto riportata a fianco, presa in prestito qui?)

Postato da G.O.D. a 12/05/2009 10:27 | link | commenti (23)
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martedì, 05 maggio 2009
Cedimento

Sai cosa? Hai una faccia che sembra cascata nella salsa al formaggio del 1957.
No, “Nada” (Roddy Piper) non è maleducato e la signora a cui sta parlando non è un’innocua casalinga al supermercato, ma un marziano stagionato in Essi vivono (John Carpenter, 1988).

Però in questa storia tocchiamo davvero vette di disgusto di raro horrorshow. Come se il re, nudo, mostrasse di non avere un sesso (o di averne tre, tutti diversi, o di essere tutto un solo, gigantesco sesso indistinto). Un alieno caduto sulla Terra, a metà strada tra Essi vivono e Bad Taste—Fuori di testa. E così la società che lo circonda. Ecco, forse il film che più mi viene in mente, guardando le immagini forse F for Fake (ossia forse vere, o comunque verosimili) di quell'imperatore marziano al compleanno napoletano è proprio Society. Finzioni una dentro l'altra e l'altra dentro l'una, a scatole cinesi, rovesciate, senza distinzione tra dentro e fuori: una quarta dimensione ai confini della realtà e a immagine e somiglianza dell'Impero Mediaset. Già il nome di Lei, pensateci, sembra falso. Una parodia di "Marlene Dietrich": comincia con la promessa di un'eleganza giovane bella, abbronzata e top rovinata da uno svarione dislessico, e finisce miseramente nella certezza di un porno amatoriale (o di una poltrona ministeriale).

E le sue foto, su facebook. Il terrore che possa chiederci la nostra "amicizia", e magari ringraziarci di aver accettato l'invito. Nel pianeta Arachnoid, quali simboli tipografici si useranno per esprimere la soddisfazione, la "letizia", quale faccina? E ovviamente, serviranno occhiali protettivi per vederla, perché nei b-movie ci sono faccine aliene che provocano la follia, come certe formule magiche. Asa nisi masa, klaatu barada nikto, noemiletizia. Guardatele, quelle foto, chiaramente ritoccate con un photoshop fatto in Casa (quella di Samuel Raimi, magari mentre il papà legge ad alta voce il Necronomicon incappucciato in un drappo scuro). Pare abbia appena compiuto diciotto anni, ma non è vero niente. Mia figlia tra 11 anni avrà la sua età, è ovvio che qualcosa non torna. Quella "donna" o "thing" che sia sembra già stata sottoposta a molteplici lifting, interventi plastici con strumenti chirurgici inventati dagli inseparabili gemelli Mantle, che non sono riusciti a correggere i segni di una mostruosità lovecraftiana, a illudere su un paio di chiappe sul punto di tracollare definitivamente. Oppure la verità è altrove, ancora più terrificante: non volevano occultare nulla, anzi. Volevano esibire con orgoglio il frutto dei loro esperimenti. Loro, quella cosa, la trovano "bella".
Forse nella twilight zone di Arachnoid lei ha proprio diciott'anni. Ma in tempo umano probabilmente i suoi 18 anni equivalgono ai nostri 73 (come minimo, e anche come minimmo: fascista su Marte). In un certo senso, lei e il suo "altro Dio" sono coetanei. Quell'appartamento partenopeo è il punto dello spazio e del tempo in cui le parallele si incontrano: eccoli, i grandi Antichi.

Quanto a Dagon, o Chtulhu, si aggira tra le stanze del palazzo dirigendo la grande cerimonia d'iniziazione della maestrosa entrata nel grande social network della vita, spalmando e spammando lo stesso identico sorriso ovunque. Ubiquo, immortale e sempre uguale a se stesso. Berlusconi si somiglia. Lui è dappertutto e in nessun luogo, centro e circonferenza pascaliana, Arkadin redivivo che invece di raccontare apologhi pseudogeorgiani a ospiti e camerieri vomita barzellette zozze. Potrebbe anche non esser lì, e infatti la ripetizione sistematica degli stessi atteggiamenti, dello stesso volto e di quello che convenzionalmente continuiamo a chiamare "sorriso" (ma cos'è, in realtà, quell'espressione? non lo sapremo mai, almeno da vivi) fanno pensare a una manipolazione fotografica. Un "fake". O, se preferite, un B for Bug: nel senso wellesiano ma anche in quello dei B-movie anni Cinquanta, tra tarantole e formigoni giganti, e, last but not least man on earth, in senso informatico e multimediale. Uno Zelig doppiamente rovesciato (nelle leggi fisiche della Society di Brian Yuzna la normalità è fatta di contorsioni soprannaturali, altro che Houdini), perché quella anomalia nell'immagine diventa anomalia dell'immagine, quella incrostazione diventa l'immagine tutta, la divora; e perché il suo continuo trasformismo non vuole mai spettacolarizzare altro da sé: quell'uomo, ripeto, imita sempre e soltanto se stesso.

Non so se prova davvero paura, quella cosa "mostruosa e libera", cuore di tenebra della setta che ha depositato un copyright proprio sulla parola "libertà". Se prova paura per le conseguenze elettorali, per la ricaduta d'immagine (un cedimento, un tracollo, un collasso). A rigor di logica, l'esposizione (anche nel senso in cui lo intende Brian Yuzna) di quelle foto dovrebbe produrre un moto collettivo di orror panico, ancestrale. Questo dovrebbe essere il sentimento umano, qualcosa che non ha nulla a che fare con la morale, frutto della civiltà, quindi di un'evoluzione successiva all'istinto primordiale. A rigor di logica, la lista sotto il sigillo di Chthulhu dovrebbe ottenere lo 0,1%. Se prende appena un po' di più o addirittura vince (no, non è possibile, non voglio neppure pensarlo), allora significa che siamo condannati a vivere nel terrore dallo spazio azzurro profondo.
Io voglio saperlo prima. Voglio uscire per le strade d'Italia, senza dare nell'occhio, comportandomi come tutti gli altri, senza reazioni particolari di alcun tipo. (N.B.: nella versione italiana del film non dare nell'occhio significa andare a settanta all'ora sulle vie pedonali, passare col rosso e parcheggiare il SUV in doppia fila, però qui atteniamoci al classico come metafora.) Ma prima di varcare la porta di casa sostituirò gli occhiali scuri con i ray-ban di Carpenter e fingendo di leggere il giornale, di scrivere messaggini predefiniti sul cellulare, di espletare le funzioni biologiche e professionali, li guarderò, uno per uno, nell'autobus, in metropolitana, ai tavolini del bar, in ufficio, nella mensa aziendale, a letto. E li conterò.



Ora c'è un "continua a leggere". Ma preferisco avvertirti: il video di Society che hai appena visto, paragonato a quel che troverai oltre, e ai link contenuti in esso, equivale a un cartone animato di Fragolina Dolcecuore.

Postato da G.O.D. a 05/05/2009 13:02 | link | commenti (9)
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martedì, 28 aprile 2009
Smile

Miljan sorride. Quando scoppia la guerra nella ex Jugoslavia Miljan ha appena finito l'università e vuole andare all'estero. È sua madre a spingerlo negli USA. Non deve essere facile: dal paese bombardato al paese bombardatore. Per anni, ogni giorno, Miljan riesce a mettersi in contatto con la famiglia: stanno tutti bene, oggi una bomba è caduta proprio qui vicino, ma non troppo. Beh, tutti bene in famiglia: qualche vicino, qualche amico, non c'è più. Nei suoi ricordi ci sono dei buchi.
Miljan sorride, di questo non parla, non ce n'è bisogno, bastano gli occhi dietro al sorriso.

Io lo capisco, e capisco che lui capisce che penso al mio, di paese, tronfio di accodarsi a quell'avventura, di scoprirsi aiuto aiuto assistente, o anche solo caposala, in un importante intervento chirurgico, di trasformarsi, finalmente, da paese bombardato a paese bombardatore.
Miljan vede che penso che da allora tutto è mutato, i giornali, i discorsi, le teste, il modo di pensare ai Palestinesi: tutto è inziato così. O qualche anno prima, in Iraq.
Miljan sente che quello che sento è vergogna. E mi sorride ancora.

Intorno, un parco meraviglioso, dove i nostri figli giocano insieme, e si sorridono.

Postato da G.O.D. a 28/04/2009 19:08 | link | commenti
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lunedì, 27 aprile 2009
Time

Quando Luke e Obi-One (che, nobi?) cercano un tassinaro nell'astroporto, Jan Solo (Jan Sboro nella versione dei Gem Boys), dice che con il Millennium Falcon ha attraversato la galassia in 13 parsec.
Nel 1977 all'uscita del cinema mio padre mi fa notare che era una cazzata, essendo il parsec un'unità di lunghezza e non di tempo, pari tra l'altro, aggiunge, a 3.26 anni luce: tanta roba.
Io c'era rimasto male, perché Jan mi stava assai più simpatico di quel signorino di Luke, e non volevo che fosse un cazzaro.
Poi una volta a cena coi cugini tutti più grandi e coi nonni per farmi bello e per salvare Jan dico che le galassie sono lunghe tredici parsec. Ma sempre mio padre mi corregge che col cazzo, le galassie sono lunghe decine di migliaia di parsec, e ne cita anche una, forse una banalissima andromeda, lunga 30000 parsec. (Non dovete giudicare male mio padre: lo faceva per sincero entusiasmo astronomico).

Ma quel giorno del 1977 mi alleai con Jan Solo (e con Edipo) contro mio padre. il mio primo contatto con la relatività avviene attraverso libri divulgativi in cui non si capiva nulla, come sempre avviene con i libri divulgativi, ma si intuiva che lo spazio e il tempo erano la stessa cosa. Quindi la prima obiezione di mio padre era superata: posso misurare i tempi con le unità di misura delle lunghezze. Restava il problema dei tredici parsec, comunque troppo pochi. Allora iniziai a inerpicarmi sulle formule per tirare fuori i tredici parsec e associarli alle galassie: ma niente da fare: misurale come vuoi ma sono sempre più grandi.

E' qualche giorno fa, ritagliando un cazzeggio plastico, che rileggo di quella cosa che si chiama tempo proprio e, all'improvviso, capisco: dovete sapere che più corriamo più lentamente il nostro tempo passa, tanto che se andassimo alla velocità della luce il tempo non passerebbe. Allora Jan quel giorno del 1977 all'astroporto voleva dire che il Millennium falcon andava così veloce da percorrerela galassia in un tempo che il suo orologio biologico ha computato in 13 parsec/luce = 3.26 anni per 13, un po' più di 40 anni.
Se li portava pure bene.

(Segue nel post precedente)

Postato da G.O.D. a 27/04/2009 07:35 | link | commenti (6)
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