G.O.D. è un blog polimorfo pensato dalle sette peggiori menti di un paio di generazioni: il palindromico Batman,
il massiccio Scortichini Guido, l'impalpabile JoMontalban, l'imprevedibile ilgaffeur, lo zombie Stenelo, la spia Mirumir e l'inaggettivabile Dust
|
Altamante Fruzzetti presenta GOD |
Misurati nelle prove del "Cimento godardo":
|
scortichini in Il Sessantotto
stenelo in Il Sessantotto
utente anonimo in Z come Zingarelli, z...
stenelo in Tre devotchke per tr...
stenelo in Ostequi
utente anonimo in Morti politicamente ...
utente anonimo in Z come Zingarelli, z...
stenelo in Z come Zingarelli, z...
utente anonimo in Z come Zingarelli, z...
utente anonimo in Morti politicamente ...
a little less conversation
artefatti
bici e colti sbagli
buona la seconda
cultura e cucina
da dove veniamo
dobbamo andare al cine
gago
Gente che scompare
mirumir
occhio provato / 1
occhio provato / 2
occhio provato / 3
papi
parigi è sempre parigi
Riso degli Angeli
spotanatomy
uno che resiste
vocidipopolo
oggi
novembre 2009
ottobre 2009
settembre 2009
agosto 2009
luglio 2009
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
settembre 2006
maggio 2006
aprile 2006
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
amore attualità berlusconi che cazzo dice che cazzo dico che te lo dico... cinema crisi economia elezioni usa faschifo finanza godsgods godtube humour humour fou immagini le parole per ... libri morte musica news nun fa ride pensieri politica politically sc... queste incredi... riflessioni s-fascio satira scuola sesso settemani signore dimmi ... stentube televisione unico gioco in... vignette vita
Samanta che canta, schiena appoggiata ad una parete nei corridoi dell'Università, e mi guarda. Mi fermo un attimo e poi vado avanti, perché dentro quelle aule c'è l'occupazione, e fuori la rivoluzione, qualcuno dice.
Poi le cose cambiano, e quando trovo il tempo per fermarmi Samanta è fidanzata con un certo René. Mi tocca il compito più gradito, che in gergo si chiama ionizzazione. Studio René da lontano, poi mi avvicino, e alla fine lo conosco, fino a quando il pensiero di Samanta svanisce e vivo un idillio insperato con René. Il quale lascia Samanta e così andiamo a vivere insieme. Con noi c'è anche Buddha, l'elemento certamente di spicco, il cui contributo a questa storia resta però ineludibilmente nullo, anche a causa del suo cattolicesimo.
Anni dopo propongo a René di fare visita a Samanta e introdurla alle delizie dell'amore di gruppo, del quale siamo completamente inesperti, se si eccettuano alcune letture in proposito. Lui aderisce entusiasticamente e ci presentiamo a casa di Samanta. C'è anche il padre di Samanta, che prepara una cena di cui nessuno ricorderà la composizione, ma sul cui carattere egregio nessuno dubita. La cena è dominata dal carisma del padre, che dall'inizio alla fine non fa che sindacare, sentenziare e discernere. D'un tratto io e René ci accorgiamo che in ogni sindacazione, ad ogni sentenza e ad ogni discrezione c'è l'ombra del Sessantotto. Scambio un'occhiata d'intesa con René, e ci prepariamo ad esibire, con la giusta tempistica, alcune delle nostre famose battute fulminanti sul Sessantotto. Il Sessantotto, dal canto suo, non viene mai descritto e analizzato, e probabilmente nemmeno nominato, ma si acquatta come un assassino dietro tutte le sindacazioni e tutte le sentenze.
Alla fine della cena il padre propone di guardare insieme i filmati delle vacanze. Io e René ne siamo assolutamente entusiasti, perché in questo modo riusciremo a sfotterlo e ad avere ragione di lui. Ma dalle prime immagini è subito chiaro che quelle vacanze e quei filmati non hanno niente da condividere con il Sessantotto, e che anzi l'idea stessa, il concetto di Sessantotto è perfettamente alieno e incompatibile con quel tipo se non addirittura con quella tipologia di filmati e di vacanze.
Dopo i filmati torniamo a casa, del tutto ignari dell'esistenza di Samanta che deve averci abbandonato durante i filmati delle vacanze per rifugiarsi nella sua stanza, anche se questa è soltanto un'ipotesi. Durante il ritorno ci chiediamo se la serata che abbiamo trascorso possegga o meno le caratteristiche per dirsi la più grande serata di tutti i tempi, o almeno una delle più cospicue delle nostre vite. Dopo una meditazione di lunghezza media e di profondità appena passabile concludiamo di no, ma conveniamo sul fatto che sia stata una serata davvero molto piacevole.
Esitammo qualche secondo prima di prendere in affitto quell'appartamento. Non solo perché carissimo, non solo perché in nero: era quel crocifisso nel corridoio che ci metteva a disagio. Alla fine firmammo il contratto (che non esisteva) ed entrammo: anche perché la proprietaria ci aveva assicurato che lei era di sinistra, come tutta la sua famiglia.
Fummo René ed io a decidere, qualche mese dopo, di risolvere il problema del crocifisso: la situazione in casa si era fatta intollerabile. Buddha, che doveva il suo nome d'arte ad una prodigiosa somiglianza con il Mahatma, si astenne perché cattolico praticante, anche se non credente (era la fidanzata a obbligarlo a praticare). E' un vero peccato che Buddha sia un personaggio marginale in questa storia, perché era di gran lunga il più interessante della triade. Per il lettore curioso dirò che era un vegano che si nutriva solo di gelato da lui stesso composto e di porto sandeman, e quest'ultimo particolare lo rendeva particolarmente inidoneo all'intervento di precisione che si richiedeva per chiudere il contenzioso che quel crocifisso rappresentava.
Io reggevo la scala perché soffrivo di vertigini, fu René a togliere il crocifisso dal muro. Lo portammo con cura sul tavolo di cucina dove avevo preparato coltelli e cacciaviti. Mentre René lo teneva fermo in verticale io riuscii con due colpi incrociati di coltello e cacciavite a estrarre i chiodi delle mani. Stavo per passare al terzo chiodo, quello sulle caviglie, quando René mi fermò e mi indicò la statuetta. Privata dei vincoli sui palmi, si era lanciata in avanti, arrestandosi in una posizione di equilibrio e ponderazione mirabili. Dall'immagine di un uomo crocifisso era scaturito un tuffatore, morbido, plastico, perfetto, precariamente oscillante intorno ad una posizione di equilibrio instabile.
Buddha disse che non esistono oscillazioni attorno ad una posizione di equilibrio instabile, e imputò la configurazione del crocifisso tuffatore ad un miracolo, al quale lui si rifiutava di credere ma che dedicava alla sua fidanzata. René ed io imputammo la sua dichiarazione più al sandeman che al fatto che studiasse ingegneria.
René appese il Tuffatore dove prima stava il Crocifisso. Nei tempi a seguire saliva di tanto in tanto a correggere eventuali deviazioni o librazioni minacciose. Buddha si sposò. Io divenni God.
La proprietaria fu abbandonata dal marito a vantaggio della segretaria.
Berlusconi: "Elezione del premier!".

Come fosse Antani, però 2.0
"Senti, io mi collego a 'sto sito ma non si vede niente. C'è scritto tipo nòtfàund"
"Hai per caso premuto Ctrl-Shift-Alt-Canc-F12 ? Dimmi che non l'hai fatto"
"Ma.. direi proprio di no"
"Pffuiii. Per un attimo ho temuto. Vediamo.. Internet con l'opzione web l'hai installato ? "
"Stamattina funzionava.."
"Hai scaricato la preversione -1.0 del plugin dell'addon opensource miniSD di t10d10 ? Dovrebbe esserti apparsa una popup cardbox nella gnutextarea. Aiuta parecchio nel rendering delle immagini .pom, .ping e .blow. A volte sbava un po', a dire il vero"
"Ma.. proprio non avevo idea che servisse"
"Potresti aver attivato per errore usato il protocollo TVTB. No, non credo: il tuo browser supporta solo la release 4.ff4ncul0. Forse ti sei connesso tunnellando dalla backdoor. Voi utenti ne sapete una più del diavolo"
"Oddio, può anche essere.. ma involontariamente, eh, davvero"
"E' chiaro; il firewall ti ha LOLllato, ROTFLato e bumpato nell'ethernet. Mi chiedo se non sia meglio blankare definitivamente il savescript e sideloadare un file di trasfigurazione. Cachato e loggato come infrauser.. chissà.."
"Accidenti.. siamo messi così male ?"
"Rischi di perdere il lavoro della settimana, o di trovarlo criptato con password anonima e infrangibile in decima forma normale. Son cazzi, dopo"
"Ma che scherzi ? No, io spengo e riavvio, ecco cosa"
"SEI PAZZO ? Vuoi beccarti un 4 nel registry e farti cassare ?"
"No, per carità ! Guarda, non tocco un tasto"
"Ma insomma, che diavolo puoi aver combinato ? Hai per caso bloggato con nickname 'creator' quando il firewall era ibernato ? Hai simulato un frame iphonico spacciandoti per Googlewaver ? Improbabile: non puoi avere le permissions"
"(...)"
"Scrivimi l'indirizzo di quel sito.. NON SULLA MIA TASTIERA ! MA MI VUOI ROVINARE PURE A ME ? SUL MEMOTAK !!"
"Ecco qua.. A me pare normalissimo"
"Vabbe', adesso l'esperto sei tu. Ma per favore. Questa è una cazzutissima blacklist analfa-beta-test con inviti pushup. Puoi provare - a tuo rischio, te lo dico, eh - a prefissarlo con 'www.'. Non garantisco niente. Nel caso funzioni, MA SOLO IN QUEL CASO, riavvia la macchina"

C'erano una volta tre uomini venuti da lontano per tentare la fortuna nel Paese Democratico, collocato al centro della Terra di Medio.
E questi tre uomini fecero un patto solenne, che però non riguardava il whisky, cari i miei furbacchioni, ma l'elezione ad un'importante quanto indecifrabile carica, che per semplicità chiameremo "Vitello d'oro".
E quali erano i loro nomi, vien da chiedere ? Già questa fu una faccenda difficile da risolvere, perché tutti avrebbero voluto chiamarsi Mr. Black, ma alla fine si accordarono su Mr. Pink, Mr. Orange e Mr. Red.
"Facciamo votare solo gli affiliati più stretti", propose Mr. Pink
"E i semplici credenti ? Sono la vera base della nostra fede. Solo chi avrà la maggioranza dei loro voti sarà il vero vincitore" ribatté Mr. Orange
"E se nessuno raggiunge il 50%+1 ? Credo che in quel caso l'ultima parola spetterebbe al Consiglio dei Mille Saggi" aggiunse Mr. Red
Pensa che ti pensa, i nostri amici convennero che la decisione più lineare e razionale e ovocolombiana era senza dubbio quella di accettare tutte le proposte, nell'ordine in cui erano state presentate.
Figlia7, aspettando che il padre si degni di prepararle da mangiare, dimentica la fame parlando al telefono con nonnacrucca.
Dopo cena guardiamo l'ultimo episodio delle Avventure di Pinocchio di Luigi Comencini. Lo vidi quando avevo l'età, e poi mai più. Non ricordavo praticamente nulla, a parte il celebre motivetto. Sconvolgente. Potrei scriverci sopra dieci pagine, ve le risparmio tutte. Figlia7 si prende paura vedendo Pinocchio ciuchino, con Mario Adorf crudelissimo domatore, e zompa sulle mie ginocchia, ho appena il tempo di spegnere la sigaretta. (Personalmente resto sbalordito da Geppetto-Manfredi, che alla fine vuole restare nel ventre della balena: come posso essermelo scordato?).
Poi a nanna, mentre figlia7 canticchia le note di Carpi. Sarà l'unica francese a conoscerlo, sono soddisfazioni.
Nel computer, trovo una mail di nonna crucca:
Avevo raccontato a figlia7 la storia dello zoo distrutto a Gaza. Per consolare i bambini, hanno dovuto dipingere due asini facendo finta che fossero zebre.
Le ho detto che le avrei mandato la foto per farle vedere che questa volta era vero, non una delle nostre favole telefoniche.

Da repubblica.it: "Deputati del centrodestra firmano una lettera di Bocchino al premier".
Il lettore che individua le due novità presenti nella notizia riceverà in cortese omaggio due tritacarne: uno medianico e uno mediastino.
Il PdL ha da poco vinto le elezioni amministrative, che da anni vedeva il centrosinistra al governo della nostra città.
Al gentile lettore di GOD chiediamo gentilmente da dove è tratta la frase qui sopra riportata:
a. Un volantino firmato Forza Nuova.
b. L'ultima bustina di Minerva di Umberto Eco (ammesso che esista ancora (la bustina, cioè)).
c. Quagliariello, qualunque cosa ciò significhi.
d. Un aforisma del ministro competente, Altamente Fruzzetti.
e. Un sms di Ariodante Fruzzetti, com'è come non è.
f. Un pizzino di Bernardo Provenzano.
g. Un verso di Nek.
h. Fate come vi pare, fate, tanto la cultura alberga a sinistra, tanto.
i. Calderoli.
j. Bersani, che però assicura che nel dialetto di Bettola la frase è corretta.
Cari God,
visto che tanto spazio date alla mia famiglia me ne prendo un po' anch'io. Voglio gentilmente intervenire sul tema del giorno, e senza troppi quicqueri e quacqueri vengo subito al sodo, che poi neanche tanto: personalmente, com'è come non è, da ragazzo sono stato mezzo impotente. Ora ve l'ho detto, tanto a me che me ne frega.
Allora mi sono informato su epoca, sulla Garzantina e sulla trasmissione Rai che parlava di sesso con oserei dire, con rispetto parlando, Emanuela Falcetti, che è l'unica trasmissione, almeno così si diceva, dove si vedeva per la prima volta un pene in erezione alla Rai, ma se guardavi bene era il pene di un vecchio.
Com'è come non è esistono due sistemi contro il male del secolo scorso, perché da una decina d'anni mi è bello che passato, che vado gentilmente a enumerare, senza nasconderne né i suoi pro né i suoi contro.
1. La pompetta. Contrariamente al nome, ti fai mettere una camera d'aria all'interiore del pene e ti porti il gonfietto in tasca. Il gonfietto dico tipo quello per canotti, ma piu' piccolo, se ti sei mai misurato la pressione è come quello della pressione. Poi quando vuoi un'erezione fai ciuf ciuf e hai l'erezione. Quando non la vuoi piu' giri la valvola e pss pss fine dell'erezione, ti rimetti a lavorare di tutto punto.
Pro: infallibile, contrariamente alla parola. Contro: piuttosto rumorosa, piuttosto ingombrante, piuttosto difficile da nascondere alla partner (questo problema non si pone se per caso la partner non esiste).
2. La famosa puntura sul cazzo. Come si intuisce, si tratta di una puntura da effettuarsi sul pene. Conferisce un'erezione di tre-quattro-cinque-sei-sette ore. Non solo ne parla Sebastiano Vassalli in "archeologia del presente" (ve l'ho detto che mi sono informato), ma ho personalmente conferito con elementi che l'avevano fatta, e gentilmente dice che il cazzo diventa come nei sogni, quando è grandissimo.
Pro: è grandissimo. Contro: contrariamente ai sogni, non è smontabile (il cazzo).
Poi è uscito il Viagra che a) è molto meno efficiace b) ha effetti collaterali diciamo pure della Madonna. C'è anche chi ha scritto che solo una testa di cazzo prende il viagra, ma io non ho capito a chi si riferiva.
Gli anziani comunque raccontano che ai suoi tempi si faceva così: a) mettersi un anello di ferro attorno al cazzo, b) legarsi al collo con una cordicella una calamita, c) avvicinarla, al momento del bisogno, all'anello di ferro. Ma è un metodo che personalmente non capisco.
Vabbé, io a sto punto ho detto tutto e voi fate un po' come vi pare, come sempre.
Telesina, Beresina, Beria
Sulla pagina FB di Adinolfi (per il quale la politica è sempre in debito con il poker, non scordiamocelo) troviamo la scritta "On s'engage, puis on verra". Una frasetta che - scopro cercando sul web - sarebbe stata pronunciata tra gli altri da Napoleone in qualche frangente. Avrei detto Sartre, o maggio francese, o prostituta di buon cuore verso cliente timido, Ma, cazzo, il vecchio Napo come riferimento ideale va benissimo. Ti immagini cavalli bianchi, mappe aperte su tavoli da campo, balenar di sciabole, sogni di gloria, castelli in aria, tutto un rullar di tamburi e un brillar di grandi strategie.
Poi, quasi in attesa di ordini, guardo la prima frase scritta di pugno dal Nostro (mai "N" fu più azzeccata)
Mario Adinolfi considera inevitabili e giunte con ritardo le dimissioni di Boffo da direttore di Avvenire
Tra i commenti che seguono, spicca questo scambio
Nikola "Ragazzi, ma per una velina falsa ?"
Mario Adinolfi: "se si è dimesso..."
Sottinteso: del vero (cioé che è un frocio) ci sarà.
"Apperò" - ho pensato.
A questo punto ho lasciato il pc e ho ripreso la lettura di 2666 di Bolaño, che avevo interrotto. Sono arrivato al punto in cui il patetico, conformista, ingenuo ma incolpevole (o forse: colpevole di tutto questo) Ivanov firma senza fiatare le carte che la polizia stalinista gli mette davanti. Non torna più in cella, la confessione lo ha reso libero.
"Lo portarono direttamente in un cortile, qualcuno gli sparò un colpo alla nuca e poi caricarono il cadavere su un camion".
Tra i tanti modi con cui si produce la verità, non è nemmeno dei più contorti.
Non metteremo mai abbastanza in guardia i nostri lettori dal prestare fede a chiunque si trovino a incontrare su Internet. La recente vicenda del signor Croismare, un facoltoso francese di origini nobili, è un chiaro esempio dei rischi a cui si va incontro.
Tutto comincia quando Croismare riceve l'email di una sedicente monaca fuggita dal convento, in cui - a suo dire - era soggetta ad ogni sorta di vessazione. La "donna", che si firma "Suzanne Simonin", gli chiede protezione e sostegno economico.
L'ingenuo e generoso Croismare, impietosito dalla vicenda, si fa in quattro per sistemarla dalle sue parti, in Normandia, ma le mire della "monaca" sono più oscure. Dal fitto scambio di email emerge con chiarezza che vuole attirare il suo corrispondente a Parigi. Non sappiamo quale sia il suo reale obiettivo (un sequestro, forse), ma a questo punto Croismare evidentemente subodora qualcosa e si rifiuta di spostarsi da casa. In più, chiede di poter leggere il diario di cui la donna gli ha parlato (interesse in effetti un po' torbido da parte dell'uomo).
L'operazione è fallita e così Croismare riceve un'ultima email in cui una "amica" di Suzanne gli annuncia che la poveretta è morta.
Si è di recente scoperto che l'autore dell'inganno è in realtà tale Denis Diderot, non nuovo all'utilizzo di false identità, grazie alle quali ha già diffuso in rete opere deliranti e blasfeme, più volte oggetto delle attenzioni del magistrato.
Ora, il lettore potrebbe appunto attendersi che il colpevole sia affidato alla giustizia, ma in questo mondo di buoni - e mal riposti - sentimenti le regole del vivere civile non valgono: non solo Croismare ha rinunciato a qualsiasi azione legale, sostenendo perfino di essersi fatto due risate, ma è di prossima uscita l'instant book che lo stesso Diderot ha tratto dalla vicenda. Per quanto ne sappiamo, si tratta di una sorta di pamphlet che, con il pretesto di svelare le atrocità che si nasconderebbero nei conventi (!), immaginiamo sommergerà il lettore di dettagli pruriginosi.
O tempora! o mores !
Ulises Lima e Arturo Belano affrontano un altro caso: dopo il gran rifiuto di intervenire sui giudici costituzionali che vanno a cena con il Governo, vogliono scoprire chi si celi sotto lo pseudonimo di
Giorgio Napolitano.
Ipnotizzano che durante il suo ultimo viaggio in Unione Sovietica il vero Napolitano sia stato messo in salamoia, e il suo posto preso da Konstantin Cernenko¹ detto la salma, che finge di essere un sosia di Napolitano.
Il gioco sarebbe sottile: la gente, scoprendo che la salma finge soltanto di essere un sosia, sarebbe indotta a credere che si tratti del vero Giorgio Napolitano.
L'indagine dei due detective è densa e viscosa, e non possiamo riassumerla qui.
Diremo solo che i due passano in rassegna testi e testicoli, ricostruendo la storia di Giorgio Napolitano.
E concludono sconfitti che non può che trattarsi del vero Giorgio Napolitano.
Ma anche, secondo alcuni, di una salma sovietica.
¹La circostanza per cui Konstantin Cernenko detto la salma era effettivamente defunto all'epoca dell'ultimo viaggio di Giorgio Napolitano in Urss viene accolta dai detective con singolare indifferenza, che taluni interpretano come arroganza.
Berlusconi: Iniziamo male l'anno!
Dell'Utri: Perché male?
B: Perché dovevano venire due di "Drive In" che ci hanno fatto il bidone! E anche Craxi è fuori dalla grazia di Dio!
D: Ah! Ma che te ne frega di "Drive In"?
B: Che me ne frega? Poi finisce che non scopiamo più! Se non comincia così l'anno, non si scopa più!
D: Va bene, insomma, che vada a scopare in un altro posto!
B: Senti, dice Fedele che devi sacrificarti (...). Devi venire qui!
D: No, figurati!
B: Purché le tette siano tette! Truccate soprattutto bene le tette! (...) Grazie, ciao Marcellino!
D: Un abbraccio, anche a Veronica. Ciao!
B: Anche a te e tua moglie, ciao!
(...)
(telefonata intercettata dalla Guardia di Finanza sul telefono di Marcello Dell'Utri a colloquio con Berlusconi nella sua casa ad Arcore, dove il Cavaliere festeggia il Capodanno con Confalonieri e l'allora presidente del Consiglio Bettino Craxi, ore 20.52 del 31 dicembre 1986).
da brionews.com


Nel supermercato sotto casa mia ormai ci sono solo prodotti con marca del supermercato sotto casa mia. Ancora pochi mesi fa non era così. Ancora pochi mesi fa era tutto bollicine, cappelli a cilindro, caschetti alla Louise Brooks e Cotton Club. Il cotone ce l'ho, ma la carta da culo no. Me ne restano solo tre rotoli.
È la crisi, bellezza.
Se compri all'ingrosso i prodotti con marca del supermercato sotto casa mia, ti costa meno che comprarne uno solo. Una confezione da 32 rotoli di carta da culo ti costa meno che un rotolo solo, al chilo. Chili di rotolo da carta da culo. Della marca del supermercato sotto casa mia.
Mi aggiro nei reparti bolscevichi del supermercato sotto casa mia con la confezione da 32 rotoli di carta da culo. È enorme. È ridicola. È più alta e più larga di me. Fosse un armadio, potrebbero starci tutti i miei vestiti, compresi i calzini miei e quelli spaiati di un mio amico, che perde sempre i calzini perché glieli ho rubati io.
Io non la finirò mai, questa confezione da 32 rotoli di carta da culo della marca del supermercato sotto casa mia. Morirò, e resteranno tutti questi rotoli di carta da culo, dovrò andare dal notaio e cambiare il testamento, per aggiungere una clausola relativa alla carta da culo, tra parcella del notaio, marche da bollo e tasse varie questa confezione da 32 rotoli di carta da culo mi costerà l'occhio della testa, tanti quanto costerebbero 32 confezioni da 32 rotoli di carta da culo della marca del supermercato sotto casa mia. O 12 rotoli di carta da culo Cotton Club deLuxe, aromatizzati allo champagne con bollicine. Forse pure di più.
Reparto macelleria. Confezione da due hamburger della marca del supermercato sotto casa mia. Costano 3 euro, ma scadono oggi e allora l'impiegato del supermercato sotto casa mia ha scritto sopra il codice a barre con pennarello indelebile 1,50 €.
Due piccioni con una fava. Un affare, e al contempo la soluzione del problema. Torno a casa. Metto la confezione da 32 rotoli di carta da culo in mezzo al salone, monolito igienico ed economico. Poggio gli hamburger sul tavolo della cucina, dove rimarranno tutta la notte, oltre la data di scadenza. Il frigorifero rischierebbe di far fallire il mio piano ingegnoso e diabolico. Domani mattina, senza averli neppure passati in padella, li mangio crudi tutti e due.
2009: Odissea nella gastroenterite. Voglio proprio vedere se non ci do una bella botta, alla confezione da 32 rotoli di carta da culo della marca del supermercato sotto casa mia.
![]() |
Miljan sorride. Quando scoppia la guerra nella ex Jugoslavia Miljan ha appena finito l'università e vuole andare all'estero. È sua madre a spingerlo negli USA. Non deve essere facile: dal paese bombardato al paese bombardatore. Per anni, ogni giorno, Miljan riesce a mettersi in contatto con la famiglia: stanno tutti bene, oggi una bomba è caduta proprio qui vicino, ma non troppo. Beh, tutti bene in famiglia: qualche vicino, qualche amico, non c'è più. Nei suoi ricordi ci sono dei buchi.
Miljan sorride, di questo non parla, non ce n'è bisogno, bastano gli occhi dietro al sorriso.
Io lo capisco, e capisco che lui capisce che penso al mio, di paese, tronfio di accodarsi a quell'avventura, di scoprirsi aiuto aiuto assistente, o anche solo caposala, in un importante intervento chirurgico, di trasformarsi, finalmente, da paese bombardato a paese bombardatore.
Miljan vede che penso che da allora tutto è mutato, i giornali, i discorsi, le teste, il modo di pensare ai Palestinesi: tutto è inziato così. O qualche anno prima, in Iraq.
Miljan sente che quello che sento è vergogna. E mi sorride ancora.
Intorno, un parco meraviglioso, dove i nostri figli giocano insieme, e si sorridono.
Quando Luke e Obi-One (che, nobi?) cercano un tassinaro nell'astroporto, Jan Solo (Jan Sboro nella versione dei Gem Boys), dice che con il Millennium Falcon ha attraversato la galassia in 13 parsec.
Nel 1977 all'uscita del cinema mio padre mi fa notare che era una cazzata, essendo il parsec un'unità di lunghezza e non di tempo, pari tra l'altro, aggiunge, a 3.26 anni luce: tanta roba.
Io c'era rimasto male, perché Jan mi stava assai più simpatico di quel signorino di Luke, e non volevo che fosse un cazzaro.
Poi una volta a cena coi cugini tutti più grandi e coi nonni per farmi bello e per salvare Jan dico che le galassie sono lunghe tredici parsec. Ma sempre mio padre mi corregge che col cazzo, le galassie sono lunghe decine di migliaia di parsec, e ne cita anche una, forse una banalissima andromeda, lunga 30000 parsec. (Non dovete giudicare male mio padre: lo faceva per sincero entusiasmo astronomico).
Ma quel giorno del 1977 mi alleai con Jan Solo (e con Edipo) contro mio padre. il mio primo contatto con la relatività avviene attraverso libri divulgativi in cui non si capiva nulla, come sempre avviene con i libri divulgativi, ma si intuiva che lo spazio e il tempo erano la stessa cosa. Quindi la prima obiezione di mio padre era superata: posso misurare i tempi con le unità di misura delle lunghezze. Restava il problema dei tredici parsec, comunque troppo pochi. Allora iniziai a inerpicarmi sulle formule per tirare fuori i tredici parsec e associarli alle galassie: ma niente da fare: misurale come vuoi ma sono sempre più grandi.
E' qualche giorno fa, ritagliando un cazzeggio plastico, che rileggo di quella cosa che si chiama tempo proprio e, all'improvviso, capisco: dovete sapere che più corriamo più lentamente il nostro tempo passa, tanto che se andassimo alla velocità della luce il tempo non passerebbe. Allora Jan quel giorno del 1977 all'astroporto voleva dire che il Millennium falcon andava così veloce da percorrerela galassia in un tempo che il suo orologio biologico ha computato in 13 parsec/luce = 3.26 anni per 13, un po' più di 40 anni.
Se li portava pure bene.