G.O.D. è un blog polimorfo pensato dalle sette peggiori menti di un paio di generazioni: il palindromico Batman, il massiccio Scortichini Guido, l'impalpabile JoMontalban, l'imprevedibile ilgaffeur, lo zombie Stenelo, la spia Mirumir e l'inaggettivabile Dust
Quando i cani fanno bau bau
il marxista risponde:
"überbau überbau". On. Min. A. Fruzzetti
in La fine del comunismo e l'inizio del provincismo.
Al rientro ho incontrato la mia collega con le caviglie grosse. Approfittando di una sua momentanea distrazione le ho sbirciato le caviglie, e non mi sono sembrate affatto grosse. Vuoi vedere che durante l'estate mi sono venute le caviglie grosse?
La Mafia ormai sta nelle maggiori città italiane dove ha fatto grossi investimenti edilizi, o commerciali e magari industriali. Vede, a me interessa conoscere questa "accumulazione primitiva" del capitale mafioso, questa fase di riciclaggio del denaro sporco, queste lire rubate, estorte che architetti o grafici di chiara fama hanno trasformato in case moderne o alberghi e ristoranti a la page. Ma mi interessa ancora di più la rete mafiosa di controllo, che grazie a quelle case, a quelle imprese, a quei commerci magari passati a mani insospettabili, corrette, sta nei punti chiave, assicura i rifugi, procura le vie di riciclaggio, controlla il potere.
(Dall'intervista rilasciata a Giorgio Bocca per Repubblica, pubblicata il 10 agosto 1982).
Il tuo parlare sia "sì, sì; no, no; sei un genio, sei un genio", il di più viene dal maligno.
Tipo che non saprai spiegarti, o nessuno ti si filerà, o ti verrà riservato quel sarcasmo che la natura - per pietà dei più umili - non nega a nessuno. Oppure, garbatamente interrogati, alcuni non risponderanno proprio, forse nella certezza di essere cristallini e definitivi o sdegnati per il solo fatto che tu possa avvicinarti. O invece lo faranno con scoregge e sberleffi - apotropaici, si direbbe. Oppure non starete utilizzando lo stesso codice, e troppo tardi decifrerai un sottotesto che parla di sordide storie di ranking.
E spesso neppure sapranno di che si sta parlando, maxime di fronte a citazioni non pescate dalla vulgata di Oscar Wilde. Anche se tu citassi a ragion veduta Wittgenstein - sempre che non lo confondano con un noto blog, nel qual caso guadagnerai l'attenzione universale - penseranno di potersene e anzi di doversene sbarazzare con gli stessi trattamenti di cui sopra. Riserveranno in compenso a te l'accusa di snobismo, e qualsiasi faticoso, goffo, a volte impossibile, tentativo di inerpicarti su spalle più alte e robuste delle tue verrà considerata una prova di puro esibizionismo e - inter nos - ti suggerisco di non contare su una mano protesa ad aiutarti, ma piuttosto di mettere in conto colpi di tacco sulle nocche.
Il tuo animo non sia turbato: non ne esci né più saggio né più stupido di prima. Nel tempo che ci metti a dire "Friendfeed", tutto questo è evaporato come orina al sole, incluse - ti esorto a credere - le tue stesse argomentazioni.
In ragione di quanto detto,
a ciò che - lo so bene - ti ostinerai a scrivere
non aggiungerai MAI "IMHO".
L'Idea Irrealizzabile di Oggi prende spunto da alcune suggestioni:
a) i commenti dei lettori alle notizie sui quotidiani online
E' la lettura più noiosa e inutile che si possa immaginare. Si dividono invariabilmente in tre: pro/contro qualcuno (tipicamente il governo) + lamentazioni sulla solita mania di schierarsi pro/contro qualcuno, fosse pure sulla nascita di un beluga nell'acquario di Vancouver.
Tutta questa roba è assoluta e improduttiva perdita di tempo. E nessuno ci costruisce alcuna identità sopra: tutti i pareri, gli insulti, le riflessioni spariscono nella massa dei commenti e sono dimenticati subito, così come i loro creatori. Il confronto ex post, sui risultati di un'azione, ad esempio, è praticamente ignorato, sembra di ripartire sempre da zero, come se non fosse possibile confrontare input e output, situazione a t(0) e situazione a t(1), e nemmeno mettere insieme un plausibile elenco di fatti concatenati tra loro, di cause da includere o da escludere.
b) un interessante paginone di Chips&Salsa (in Alias), in cui fra l'altro si parla dell'apertura al pubblico dei database di alcuni grandi quotidiani
c) la considerazione che in Italia l'espressione "citizen journalism" è esilarante non solo nel suo insieme, ma anche prendendo separatamente i due termini che la compongono
Ah, e poi volevo dirle una cosa. Non ci spedisca più testi contenenti le seguenti parole:
Cazzo.
Fica.
Tette.
Culo.
Scopare. [continua]
Sa, questo giornale può capitare davanti agli occhi dei bambini.
Cambio di direzione in un prestigioso quotidiano. Un redattore mi comunica telefonicamente una lista di parole proibite.
Tony, perché non ci vuoi andare in quell’albergo? Non lo so.
Sì che lo sai. Dai, Tony, dimmelo. Non ho voglia.
Per piacere… No.
Dai, Tony, dimmelo. Davanti allo specchio del bagno, il piccolo Danny Torrance (Danny Lloyd) parla con Tony, il bambino che vive nella sua bocca. Sta per andare a vivere sei mesi all’Overlook Hotel, solo con mamma e papà. Tony non vuol dire cosa non gli piace dell’Overlook Hotel, ma dato che Danny insiste, decide di farglielo vedere in Shining (Stanley Kubrick, 1980).
S.B. è malato. V.B.
Per vari motivi, mentre penso a quel film che si chiude con uno schermo nero e la voce di una donna che dice in tedesco "Dobbiamo stare più attenti ai nostri bambini", mi ritrovo nell'hard disc la versione statunitense di Shining. Comporta una ventina di minuti in più, che il regista decise giustamente di tagliare quando il film venne distribuito nel resto del mondo (per l'America era troppo tardi). Nella versione lunga la piega sbalorditiva del film (realizzare, nel contempo e distintamente, un racconto dell’orrore e un saggio sulla paura) appare più palese, ma anche un tantino meccanica e volontaristica, e paradossalmente più intellettualistica, più "europea".
Si potrebbe scrivere un saggio sulle differenze tra i due montaggi (mi sono limitato a rilevarne un paio, qui e qui), e credo sia stato fatto, forse più di una volta. Più televisione, più cartoni animati gore tipo bip-bip e Willy il coyote, più tunnel disneyani dell'orrore. Ma soprattutto uno sguardo più impietoso su Jack e Wendy, descritti come "stronzi inaffidabili" dal cuoco Hallorann quando al telefono dell'aeroporto chiede a un amico di trovargli un gatto delle nevi.
"Larry, just between you and me, we got a very serious problem with the people taking care of the place. They turned out to be completely unreliable assholes."
"Fareste educare i vostri figli da quest'uomo?"
Non entro nel merito "politico" della domanda, se fosse opportuna o meno, elettoralmente furba o meno. Mi limito a rispondere, dato che si tratta in effetti di una "domanda molto semplice": no.
Nella versione statunitense di Shining, quindi, la sequenza inedita più lunga si trova tra uno degli stacchi più violenti dell'opera kubrickiana. Nella stanza da bagno dell'appartamento di Denver il piccolo Danny strabuzza gli occhi di fronte alla rivelazione di un passato-futuro costituito da un immenso rosso fiume eracliteo, alla visione ineludibile di un tempo di sangue che straborda dalle feritoie di un rassicurante ascensore. Subito dopo, la didascalia su sfondo nero CLOSING DAY. E stavolta è l'intera famigliola a scalare la montagna, discutendo allegramente di cannibalismo: "See? It's OK. He saw it on the television!".
Questa scena, quindi, si trova tra il primo "shining" di Danny e la didascalia. Senza di essa, il film è indubbiamente migliore, ma a suo diverso, alternativo modo, produce un certo effetto. Oltre a ricordare che Jack è un alcoolizzato, cosa che nell'edizione europea si scopre solo in media res, durante il primo incontro con il barman dell'Overlook Hotel, fa subito capire che anche Wendy è completamente squilibrata e quantomeno irresponsabile.
E forse suggerisce che in assoluto non faremmo educare i nostri figli da nessuno. Neppure da noi stessi, se fosse possibile.
?:........,,,,,,--...........=====......... !: ,,,,;;;;;.............'''''........--...... ?: ,,,//......,,-_.......,,,,,,,,,,,,, !: ,,,,,,,,,....____--..........pelo ?:;;;.....--_,,,,,..........._-tromba Un magistrato: 'allora Apicella rimedia la fica' Altro magistrato: 'e il gran capo la tromba'
….AMI ME O NOEMI, MA AMI ME O NOEMI, MA AMI ME O NOEMI, MA AMI ME O NOEMI, MA AMI ME O NOEMI, MA AMI ME O NOEMI, MA AMI ME O NOEMI, MA….
Note: questo è il palindromo più lungo della storia del mondo. Si esaurisce solo insieme a colui che lo legge, e richiede una margherita con infiniti petali.
Va bene, non giriamoci tanto intorno: Barbara Spinelli ha citato questo blog in un editoriale su "La Stampa" e noi ce la tiriamo come sei corde di chitarra andalusa.
Fuor di auto-marchetta, consigliamo vivamente la sana lettura.
Sai cosa? Hai una faccia che sembra cascata nella salsa al formaggio del 1957. No, “Nada” (Roddy Piper) non è maleducato e la signora a cui sta parlando non è un’innocua casalinga al supermercato, ma un marziano stagionato in Essi vivono (John Carpenter, 1988).
Però in questa storia tocchiamo davvero vette di disgusto di raro horrorshow. Come se il re, nudo, mostrasse di non avere un sesso (o di averne tre, tutti diversi, o di essere tutto un solo, gigantesco sesso indistinto). Un alieno caduto sulla Terra, a metà strada tra Essi vivono e Bad Taste—Fuori di testa. E così la società che lo circonda. Ecco, forse il film che più mi viene in mente, guardando le immagini forse F for Fake (ossia forse vere, o comunque verosimili) di quell'imperatore marziano al compleanno napoletano è proprio Society. Finzioni una dentro l'altra e l'altra dentro l'una, a scatole cinesi, rovesciate, senza distinzione tra dentro e fuori: una quarta dimensione ai confini della realtà e a immagine e somiglianza dell'Impero Mediaset. Già il nome di Lei, pensateci, sembra falso. Una parodia di "Marlene Dietrich": comincia con la promessa di un'eleganza giovane bella, abbronzata e top rovinata da uno svarione dislessico, e finisce miseramente nella certezza di un porno amatoriale (o di una poltrona ministeriale).
E le sue foto, su facebook. Il terrore che possa chiederci la nostra "amicizia", e magari ringraziarci di aver accettato l'invito. Nel pianeta Arachnoid, quali simboli tipografici si useranno per esprimere la soddisfazione, la "letizia", quale faccina? E ovviamente, serviranno occhiali protettivi per vederla, perché nei b-movie ci sono faccine aliene che provocano la follia, come certe formule magiche. Asa nisi masa, klaatu barada nikto, noemiletizia. Guardatele, quelle foto, chiaramente ritoccate con un photoshop fatto in Casa (quella di Samuel Raimi, magari mentre il papà legge ad alta voce il Necronomicon incappucciato in un drappo scuro). Pare abbia appena compiuto diciotto anni, ma non è vero niente. Mia figlia tra 11 anni avrà la sua età, è ovvio che qualcosa non torna. Quella "donna" o "thing" che sia sembra già stata sottoposta a molteplici lifting, interventi plastici con strumenti chirurgici inventati dagli inseparabili gemelli Mantle, che non sono riusciti a correggere i segni di una mostruosità lovecraftiana, a illudere su un paio di chiappe sul punto di tracollare definitivamente. Oppure la verità è altrove, ancora più terrificante: non volevano occultare nulla, anzi. Volevano esibire con orgoglio il frutto dei loro esperimenti. Loro, quella cosa, la trovano "bella".
Forse nella twilight zone di Arachnoid lei ha proprio diciott'anni. Ma in tempo umano probabilmente i suoi 18 anni equivalgono ai nostri 73 (come minimo, e anche come minimmo: fascista su Marte). In un certo senso, lei e il suo "altro Dio" sono coetanei. Quell'appartamento partenopeo è il punto dello spazio e del tempo in cui le parallele si incontrano: eccoli, i grandi Antichi.
Quanto a Dagon, o Chtulhu, si aggira tra le stanze del palazzo dirigendo la grande cerimonia d'iniziazione della maestrosa entrata nel grande social network della vita, spalmando e spammando lo stesso identico sorriso ovunque. Ubiquo, immortale e sempre uguale a se stesso. Berlusconi si somiglia. Lui è dappertutto e in nessun luogo, centro e circonferenza pascaliana, Arkadin redivivo che invece di raccontare apologhi pseudogeorgiani a ospiti e camerieri vomita barzellette zozze. Potrebbe anche non esser lì, e infatti la ripetizione sistematica degli stessi atteggiamenti, dello stesso volto e di quello che convenzionalmente continuiamo a chiamare "sorriso" (ma cos'è, in realtà, quell'espressione? non lo sapremo mai, almeno da vivi) fanno pensare a una manipolazione fotografica. Un "fake". O, se preferite, un B for Bug: nel senso wellesiano ma anche in quello dei B-movie anni Cinquanta, tra tarantole e formigoni giganti, e, last but not least man on earth, in senso informatico e multimediale. Uno Zelig doppiamente rovesciato (nelle leggi fisiche della Society di Brian Yuzna la normalità è fatta di contorsioni soprannaturali, altro che Houdini), perché quella anomalia nell'immagine diventa anomalia dell'immagine, quella incrostazione diventa l'immagine tutta, la divora; e perché il suo continuo trasformismo non vuole mai spettacolarizzare altro da sé: quell'uomo, ripeto, imita sempre e soltanto se stesso.
Non so se prova davvero paura, quella cosa "mostruosa e libera", cuore di tenebra della setta che ha depositato un copyright proprio sulla parola "libertà". Se prova paura per le conseguenze elettorali, per la ricaduta d'immagine (un cedimento, un tracollo, un collasso). A rigor di logica, l'esposizione (anche nel senso in cui lo intende Brian Yuzna) di quelle foto dovrebbe produrre un moto collettivo di orror panico, ancestrale. Questo dovrebbe essere il sentimento umano, qualcosa che non ha nulla a che fare con la morale, frutto della civiltà, quindi di un'evoluzione successiva all'istinto primordiale. A rigor di logica, la lista sotto il sigillo di Chthulhu dovrebbe ottenere lo 0,1%. Se prende appena un po' di più o addirittura vince (no, non è possibile, non voglio neppure pensarlo), allora significa che siamo condannati a vivere nel terrore dallo spazio azzurro profondo.
Io voglio saperlo prima. Voglio uscire per le strade d'Italia, senza dare nell'occhio, comportandomi come tutti gli altri, senza reazioni particolari di alcun tipo. (N.B.: nella versione italiana del film non dare nell'occhio significa andare a settanta all'ora sulle vie pedonali, passare col rosso e parcheggiare il SUV in doppia fila, però qui atteniamoci al classico come metafora.) Ma prima di varcare la porta di casa sostituirò gli occhiali scuri con i ray-ban di Carpenter e fingendo di leggere il giornale, di scrivere messaggini predefiniti sul cellulare, di espletare le funzioni biologiche e professionali, li guarderò, uno per uno, nell'autobus, in metropolitana, ai tavolini del bar, in ufficio, nella mensa aziendale, a letto. E li conterò.
Ora c'è un "continua a leggere". Ma preferisco avvertirti: il video di Society che hai appena visto, paragonato a quel che troverai oltre, e ai link contenuti in esso, equivale a un cartone animato di Fragolina Dolcecuore.
Miljan sorride. Quando scoppia la guerra nella ex Jugoslavia Miljan ha appena finito l'università e vuole andare all'estero. È sua madre a spingerlo negli USA. Non deve essere facile: dal paese bombardato al paese bombardatore. Per anni, ogni giorno, Miljan riesce a mettersi in contatto con la famiglia: stanno tutti bene, oggi una bomba è caduta proprio qui vicino, ma non troppo. Beh, tutti bene in famiglia: qualche vicino, qualche amico, non c'è più. Nei suoi ricordi ci sono dei buchi.
Miljan sorride, di questo non parla, non ce n'è bisogno, bastano gli occhi dietro al sorriso.
Io lo capisco, e capisco che lui capisce che penso al mio, di paese, tronfio di accodarsi a quell'avventura, di scoprirsi aiuto aiuto assistente, o anche solo caposala, in un importante intervento chirurgico, di trasformarsi, finalmente, da paese bombardato a paese bombardatore.
Miljan vede che penso che da allora tutto è mutato, i giornali, i discorsi, le teste, il modo di pensare ai Palestinesi: tutto è inziato così. O qualche anno prima, in Iraq.
Miljan sente che quello che sento è vergogna. E mi sorride ancora.
Intorno, un parco meraviglioso, dove i nostri figli giocano insieme, e si sorridono.
Molto tempo prima dell'episodio del post seguente, ero un bambino di sette anni. Passeggiando con mio padre ci ritrovammo in una piazza romana dalle dimensioni notevoli. Su un lato della piazza c'era un grande edificio, dall' aria austera. " E' la Zecca" rispose mio padre alla domanda di cosa fosse quell' edificio, "è il posto dove si fabbricano i soldi". Credetti che quel posto fosse magico, il luogo dove, lavorando 24 ore su 24, tanti uomini, come fuochisti di un vecchio treno a carbone, potessero risolvere tutti i problemi della povertà. Più "impastavano", più soldi fabbricavano, più ricchezza ci sarebbe stata per tutti. Fui però subito deluso da mio padre che disse che a quell' ora gli uffici erano chiusi. Così i "fuochisti" non lavoravano, i soldi non venivano fabbricati e la povertà, invece della ricchezza, dilagava.
Fosse stato ministro allora Brunetta lo avrei guardato dritto negli occhi, tanto a sette anni ero già alto come lui, e gli avrei dato ragione sui fannulloni statali. Come, invece di "impastare" chiudono gli uffici! Dissi a mio padre che ero scandalizzato, che non era giusto non fabbricare soldi. Mio padre sorrise e disse che la cosa non era così semplice, che non si potevano stampare soldi all'infinito. Non potevo sapere allora il significato di "moneta", di inflazione, di base monetaria, di tassi d' interesse e di domanda e offerta di moneta. So solo che non fui molto convinto della spiegazione-non spiegazione (spiegare la moneta a un bimbo di 7 anni più che difficile è inutile) di mio padre. Quando sono cresciuto ho capito quello che mio padre non mi spiegò. Ma ho capito anche che nell'attuale situazione di crisi aveva ragione quel bimbo di 7 anni, cioè io. Dalla crisi si uscirà, se se ne uscirà, proprio stampando moneta, cioè creando inflazione.
Che i "fuochisti" si mettano all' opera.
Les travellings sont affaire de morale. Jean-Luc Godard, Table ronde sur "Hiroshima, mon amour" d'Alain Resnais, "Cahiers du cinéma", n° 97, luglio 1959.
La morale est affaire de travellings. Luc Moullet, Sur les brisées de Marlowe, "Cahiers du cinéma", n° 93, marzo 1959.
Solo violenza aiuta dove violenza regna. Ieri sera ho messo sul fuoco una pentola piena d'acqua, ho tirato fuori dal frigo una confezione di ravioli ricotta e spinaci Rana, ho tagliato con le forbici un cartoccio di panna liquida, ho grattato un po' di parmigiano e ho acceso il televisore.
C'era AnnoZero.
Dicono che non ho il senso della misura
e mi sfugge anche la misura del senso.
Ma ho una grandissima misura del sesso.
(Ah ah ah ah!)
On. Min. A. Fruzzetti, Le parole e le cosce,
in Hatu per two (American Grappini).
Il bambino ha il senso della misura, specie da quando ha imparato a usare il metro. Ha misurato la sua stanza e tutti i suoi giocattoli al millimetro e riportato i risultati su un foglio che tiene nascosto in un posto che non si può dire. Il suo sogno è misurare un diplodoco (ma si accontenterebbe di un tirannosauro) o una distanza astronomica, che darebbero numeri così grandi da obbligarlo a passare a unità che non si possono nemmeno immagnare, come l'anno luce o, molto meglio, il parsec, che ha appreso da Harrison Ford al ber dell'astroporto in Guerre Stellari.
Quando per Natale riceve un orologio a cristalli liquidi Casio resta un po' deluso: il cronografo (non si dice infatti cronometro) non risolve al centesimo, e nemmeno al decimo. Ma è contento lo stesso perché ora può misurare le durate. Misura le colazioni, i pranzi, le cene e soprattutto le canzoni: la loro durata è spesso riportata all'interno della cassetta, ma, scopre con disappunto, è sempre sbagliata. Lo sospettava ma ora ne è certo: i grandi sono dei cialtroni, un vero peccato che detengano il potere. Con pazienza, cancella le durate sbagliate dall'interno delle cassette e scrive al loro posto quelle corrette con i trasferelli.
Una volta va in bagno con il suo Casio e il risultato della misura è 8min 13sec.
Riconosce immediatamente che è la stessa durata dell'Ultimo Spettacolo, ultima canzone del lato A della cassetta Samarcanda, per la quale si pretendevano 8min 48sec, e che è peraltro la canzone più lunga di tutti i tempi e la preferita della mamma. Ma soprattutto quel risultato è molto vicino al tempo che un raggio di sole impiega ad arrivare sulla terra. Non può essere una coincidenza.
Quel giorno è uno dei più felici.
L'uomo è sempre stato tentato dalle sfide impossibili : doppiare Capo Horn a vela in solitario, traversare a piedi il Sahara, farsi rimborsare da un'assicurazione, insegnare a Berlusconi quantomeno un po' d'educazione.
In Ammerica le distanze sono immense? Un luogo comunque. Personalmente in Ammerica ho visto tutte le tipologie di distanze: ve n'è di enormi, certo, ma anche di molto esigue. On. Min. A. Fruzzetti, Ammerican Grappini.
- San Francisco è tutta un saliscendi.
- E basta.
- ...
- Vuoi mettere con Lisbona?
- È che a San Francisco non esistono tornanti.
- ...
- Gli ammericani sono gente pragmatica, capisci?
- E piantala.
- Per loro le strade sono dritte, se c'è una salita si asfalta pure quella.
- ...
- ...
- E se c'è una discesa?
- La scendono e poi si voltano, così è una salita e tornano il punto precedente.
- Ma che stronzata.
- ...
- ...
- Gli ammericani non fanno teorie: quando c'è un problema lo affrontano.
- E quando non c'è nessun problema?
- Vanno a spasso per San Francisco.
- Dove trovano il problema delle salite.
- ...
- ...
- Non c'è nessun problema perché non c'è nessuna salita.
- E smettila.
- ...
- Vuoi mettere con Milano?
- Voglio dire che sembrano salite ardite perché c'è la prospettiva.
- Sì. E invece sono piatte.
- Salgono ma poco poco. Vuoi mettere con Trieste?
- ...
- Comunque questa non è la vera San Francisco.
- Ma la fai finita?
Ma gli italiani non hanno gli occhi bendati, vedono che mentre noi andiamo avanti voi proseguite con la testa voltata all'indietro. Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio della Repubblica italiana al 1° Congresso nazionale del Popolo della libertà, 27 marzo 2009.
Noi tedeschi abbiamo dei problemi con le nostre “storie”. L’ostacolo vero è la nostra “Storia”. Il 1945, anno zero della Germania, ha cancellato molto, ha creato una voragine nella capacità di ricordo della gente. Un intero popolo – come afferma Mitscherlich – “è diventato incapace di essere in lutto”, il che significa “incapace di raccontare”. Il regista Edgar Reitz.
[…] e poi Lima fece un'affermazione misteriosa. Secondo lui, gli attuali realvisceralisti camminavano all'indietro. Come all'indietro? domandai.
— Di spalle, guardando un punto ma allontanandosene, in linea retta verso l'ignoto. Roberto Bolaño, I detective selvaggi, traduzione di Maria Nicola, Sellerio Editore, Palermo 2003, p. 21.