G.O.D. è un blog polimorfo pensato dalle sette peggiori menti di un paio di generazioni: il palindromico Batman, il massiccio Scortichini Guido, l'impalpabile JoMontalban, l'imprevedibile ilgaffeur, lo zombie Stenelo, la spia Mirumir e l'inaggettivabile Dust
Da repubblica.it: "Deputati del centrodestra firmano una lettera di Bocchino al premier".
Il lettore che individua le due novità presenti nella notizia riceverà in cortese omaggio due tritacarne: uno medianico e uno mediastino.
visto che tanto spazio date alla mia famiglia me ne prendo un po' anch'io. Voglio gentilmente intervenire sul tema del giorno, e senza troppi quicqueri e quacqueri vengo subito al sodo, che poi neanche tanto: personalmente, com'è come non è, da ragazzo sono stato mezzo impotente. Ora ve l'ho detto, tanto a me che me ne frega.
Allora mi sono informato su epoca, sulla Garzantina e sulla trasmissione Rai che parlava di sesso con oserei dire, con rispetto parlando, Emanuela Falcetti, che è l'unica trasmissione, almeno così si diceva, dove si vedeva per la prima volta un pene in erezione alla Rai, ma se guardavi bene era il pene di un vecchio.
Com'è come non è esistono due sistemi contro il male del secolo scorso, perché da una decina d'anni mi è bello che passato, che vado gentilmente a enumerare, senza nasconderne né i suoi pro né i suoi contro.
1. La pompetta. Contrariamente al nome, ti fai mettere una camera d'aria all'interiore del pene e ti porti il gonfietto in tasca. Il gonfietto dico tipo quello per canotti, ma piu' piccolo, se ti sei mai misurato la pressione è come quello della pressione. Poi quando vuoi un'erezione fai ciuf ciuf e hai l'erezione. Quando non la vuoi piu' giri la valvola e pss pss fine dell'erezione, ti rimetti a lavorare di tutto punto.
Pro: infallibile, contrariamente alla parola. Contro: piuttosto rumorosa, piuttosto ingombrante, piuttosto difficile da nascondere alla partner (questo problema non si pone se per caso la partner non esiste).
2. La famosa puntura sul cazzo. Come si intuisce, si tratta di una puntura da effettuarsi sul pene. Conferisce un'erezione di tre-quattro-cinque-sei-sette ore. Non solo ne parla Sebastiano Vassalli in "archeologia del presente" (ve l'ho detto che mi sono informato), ma ho personalmente conferito con elementi che l'avevano fatta, e gentilmente dice che il cazzo diventa come nei sogni, quando è grandissimo.
Pro: è grandissimo. Contro: contrariamente ai sogni, non è smontabile (il cazzo).
Poi è uscito il Viagra che a) è molto meno efficiace b) ha effetti collaterali diciamo pure della Madonna. C'è anche chi ha scritto che solo una testa di cazzo prende il viagra, ma io non ho capito a chi si riferiva.
Gli anziani comunque raccontano che ai suoi tempi si faceva così: a) mettersi un anello di ferro attorno al cazzo, b) legarsi al collo con una cordicella una calamita, c) avvicinarla, al momento del bisogno, all'anello di ferro. Ma è un metodo che personalmente non capisco.
Vabbé, io a sto punto ho detto tutto e voi fate un po' come vi pare, come sempre.
Ulises Lima e Arturo Belano affrontano un altro caso: dopo il gran rifiuto di intervenire sui giudici costituzionali che vanno a cena con il Governo, vogliono scoprire chi si celi sotto lo pseudonimo di
Giorgio Napolitano.
Ipnotizzano che durante il suo ultimo viaggio in Unione Sovietica il vero Napolitano sia stato messo in salamoia, e il suo posto preso da Konstantin Cernenko¹ detto la salma, che finge di essere un sosia di Napolitano.
Il gioco sarebbe sottile: la gente, scoprendo che la salma finge soltanto di essere un sosia, sarebbe indotta a credere che si tratti del vero Giorgio Napolitano.
L'indagine dei due detective è densa e viscosa, e non possiamo riassumerla qui.
Diremo solo che i due passano in rassegna testi e testicoli, ricostruendo la storia di Giorgio Napolitano.
E concludono sconfitti che non può che trattarsi del vero Giorgio Napolitano.
Ma anche, secondo alcuni, di una salma sovietica.
¹La circostanza per cui Konstantin Cernenko detto la salma era effettivamente defunto all'epoca dell'ultimo viaggio di Giorgio Napolitano in Urss viene accolta dai detective con singolare indifferenza, che taluni interpretano come arroganza.
C'è un diffuso pregiudizio nel PD: che per guidare il partito occorra essere vivi.
In nessun regolamento se ne fa menzione. A voler essere complottardi, è la lobby dei vivi che, pur minoritaria, impone le sue priorità alla parte migliore del partito: quella delle salme.
Basta però un simulacro di onestà intellettuale per rendersi conto di quanti benefici la guida di una salma potrebbe arrecare alla causa democratica. Ed in effetti non è chi non veda che da almeno trent'anni i vari segretari e caudatarî annessi cerchino di realizzare in sé l'ideale della salma, e stimolino iscritti e simpatizzanti a seguirli. Strategia encomiabile ma votata al fallimento, per via del confronto perdente con le salme vere.
Innanzitutto esistono salme molto più presentabili degli attuali condottieri. Senza scomodare Vladimir Il'ic, di eleganza forse inarrivabile, che dire di Oetzi, Tutankhamen, i frati della Cappella dei Cappuccini a Palermo, i Pompeiani?
Inoltre: in un dibattito con Ghedini, oltre ad essere valorizzata sul piano estetico, la salma non si scompone (al limite si decompone), tiene la posizione e mostra senza tentennare tutto il suo rigore. La salma non farnetica, non sbaglia un congiuntivo, non scala le banche, e non è nemmeno simpatica.
Unico problema: la salma è corruttibile.
Grazie al nostro tritacarne medianico, siamo in grado di fornirvi in anteprima alcune immagini del congresso di ottobre:
Una legge che dica che ci sono delle notizie
che non possono essere pubblicate
è una grande anteprima
nel teatro sempre aperto
della democrazia.
E chi non è d'accordo
gli prendiamo il nome On. Min. A. Fruzzetti.
Basta con il protagorismo dei magistrati
Sono tutti sofristi. Tano, Napoli.
PALERMO, 19 luglio 1992, 16.55 - (Ansa) Esplosione in via D'Amelio. Sei le vittime: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Cosina, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina e un signore con i baffi.
Quest'ultimo sarebbe amico di quell'altro signore ucciso il 23 maggio scorso nell'attentato sulla Palermo-Punta Raisi, in cui trovarono la morte anche Vito Schifani, Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro e una signora.
Anche quel signore aveva i baffi.
Prima del big bang non c'era nulla
e quello che è successo dopo lo sappiamo.
Ma ignoriamo completamente
quello che è successo
tra il big e il bang On. Min. A. Fruzzetti
Il bambino di cinque anni dice pof pof, lo dice in fretta, poi si volta e si allontana seguendo la battigia. Il raschiare dei ciottoli sotto i suoi piedi è indistinguibile dalla risacca. I suoi compagni, quasi tutti più grandi (uno di loro oscenamente più grande) lo guardano allontanarsi come si guarda un'equazione irrazionale.
Poi si allontanano anche loro, anche loro seguendo la battigia, ma in direzione opposta. Dopo venti, cinquanta metri uno di loro salta in aria, come se tra i ciottoli fosse nascosta una mina, ricade per terra e si contorce. Gli altri non hanno il tempo di comprendere perché immediatamente dopo uno di loro salta su un'altra mina. Come in una sequenza irregolare, come in un proiettore inceppato o in un video che si carica a scatti, tutti saltano, cadono e si contorcono.
Tutti tranne uno: l'osceno. Quello che fanno è ridere. E quello che non ride è Altamente.
Rincorro il bambino di cinque anni, cerco i suoi occhi che sfuggono ai miei senza mai perdere un'espressione di magnifica concentrazione. Come ti chiami? Quando parli a un bambino devi sempre chiedergli come si chiama, e lui dice che si chiama Canovacci. Ma Canovacci non è mica un nome, sai, certo che lo so, è un cognome, il mio cognome.
A questo punto mi guarda. E assomiglia davvero a un'equazione irrazionale fratta che se non stai attento ti sommerge di soluzioni nessuna delle quali, però, a analizzarla correttamente, la risolve davvero. Cerco di analizzarlo correttamente.
- E il tuo nome?
- Dopo. Forse.
Pausa.
- E io mi chiamo Fruzzetti.
Non mi chiede il nome, sa che verrà dopo, forse, io so che verrà dopo, forse, ma comunque prima del suo. Restiamo a guardare il mare, tiro qualche ciottolo nell'acqua per imbarazzo o per spezzare il ritmo dei diocàn che giungono dai ragazzi dietro: giocano a biliardino detto anche calcio-balilla, o a un gioco strano, in cui una pallina rotola senza strisciare su un piano inclinato sul quale è tracciata una strada stigmatizzata da fori dove la pallina (di metallo) può essere inghiottita, e il ragazzo deve (müßen, più che sollen: giuro) evitare che la pallina sia inghiottita, e ogni volta che accade l'ingoio dice diocàn, ogni volta che per miracolo la pallina resta in pista dice diocàn, ma in modo completamente diverso, fino a quando finalmente traspare che diocàn è una lingua perfetta e assoluta che può esprimere tutti i sentimenti umani ma anche concetti astratti e sicuramente buona parte della scienza (e della storia) del ventesimo secolo o di qualsiasi altro secolo si scelga di considerare. C'è chi dice che i ragazzi siano semplici come derivate, dritti come simboli di Leibniz, ma chi ha sentito la loro lingua sa che possono fondersi come segni di integrale e decomporsi, d'incanto, come polinomi nel campo complesso.
Canovacci, cinque anni, segno zodiacale ignoto come il nome proprio, disprezza il lancio di pietre nell'acqua.
- Ti ho sentito prima.
- ....
- Ho sentito cosa hai detto.
- Quando?
- Quando lo hai detto.
- Cosa?
- Pof pof.
- ....
- Vorrei che mi raccontassi la storia.
- ....
- Quello che hai detto prima.
- ....
- Il mondo prima del pof pof.
Sorride a metà, sfumato, come in una vecchia canzone di Billy Joel. Restiamo ad ascoltare i ragazzi, circonferenze che si toccano a formare l'infinito.
All'improvviso:
- C'è un goloso, un ladro e...
...e una forza soprannaturale mi solleva dalla battigia, come un siluro che arriva dagli antipodi, passando per il centro della terra. Ricado e ho convulsioni insostenibili: rido, rido, rido. Quando mi riprendo, Canovacci-cinque-anni mi guarda come una soluzione ben definita che esiste ed è unica. E dice.
- Te devi essere l'uomo più intelligente di tutti i tempi.
- ...
- ...
- Sì, è precisamente come hai detto. Devo. Ich soll.
- ...
- Ma ti giuro che se potessi scegliere
Que lindo que lindo que lindo
parlo latino Gazebo (fut. di Gazere)
Qui lo dico: è qui lo negro! On. Min. A. Fruzzetti.
- Personalmente, Obama è mezzo negro.
- Sì, ma non è questo il punto.
- ...
- ...
- Obama, a memoria d'uomo, è il primo presidente degli Stati Uniti che non è espressione di una lobby.
- D'accordo, ma ancora siamo fuori strada.
- (Palle, ahò).
- ...
- Obama, a memoria d'uomo, è il primo presidente degli Stati Uniti che non ha la faccia da imbecille.
- Su questo non ci sono dubbi, ma bisogna mettere a fuoco...
- Obama, a memoria d'uomo, è il primo presidente degli Stati Uniti che forse è intelligente.
- Mmmm...
- .... (ma che vuole questa?)
- ....
- Obama è l'unico politico di un paese occidentale/democratico/avanzato che se vai in giro c'è gente che sulla macchina ci appiccica l'adesivo Obama-Binden. Te l'immagini uno che mette sulla macchina l'adesivo Berlusconi-Bonaiuti, Berlusconi-Previti, Franceschini-Nulla, Dell'Utri-.
- ...
- Obama quando c'era l'undici settembre il dodici un giornalista suo amico a pranzo gli ha detto che era un peccato che la sua carriera politica dovesse finire così perché era in gamba.
- Non si capisce.
- Pensaci.
- ....
- ....
- Ho capito. Ho capito perfettamente tutto.
- ....
- ....
- Ma ora te la dico tutta.
- (Il lettore interessato a leggerla tutta cliccasse su "Continua a leggere")
L'ecomostro non è solo la riflessione perfetta delle onde sonore, né uno scrittore prolisso. Ma che vi dobbiamo spiegare, voi cielo sapete benissimo, cielo sapete da God. Il dunque è che nei pilastri dell'ecomostro è stato rinvenuto Altamante Fruzzetti (che quindi non era morto, era solo svenuto) e soprattutto le sue fantomatiche carte: da gioco, geografiche, e di credito. In esse è tracciata la sua parabola, anche se in modo ellittico, con ripetuto uso di iperboli e argomenti circolari. Ma anche questo cielo sapete. Non resta che pubblicare le carte medesime, augurandovi buona lettura, nel senso che è meglio spegnere e leggere un bel libro.
Se il primo fu Altamente, o fui io, è materia inestricabilmente avvolta nella grafia di un ostetrico analfabetizzato, perché già di ritorno. La a è facilmente sovrapponibile alla e che è facilmente sovrapponibile a qualsivoglia ideogramma ippocratico. Non si sa, anche se è un'informazione chiavica: potendo arrecare in sé medesima (se si desidera l'accento), o in se stessa (se lo si rifugge) la decrittazione delle differenze tra due gemelli mutuamente ortogonali benché non solo omozigoti, ma anche coetanei e conterranei, e secondo certi filosofi d'oltralpe (se vivete di là), contestuali.
Detta in big coins, Altamente capiva tutto laddove io nulla. Il mio epitelio frontale si squamava e accartocciava, le mie ghiandole salivavano, i miei occhi si ramazzottizzavano nella misura in cui la fronte di Altamente sembrava passata con lo stira e con l'ammira (e a tratti financo inamidata), le sue ghiandole crepitavano ubertose e i suoi occhi sembravano quelli di un'aquila taxidermizzata.
Fu verso la maggiore età (maggiore delle precedenti ma minore delle successive) che risolsi di domandargli perché io non capissi nulla: lui, certamente, lo aveva capito. Altamente non distolse le pupille dall'orizzonte (che io intuivo come vertice, a causa dell'ortogonalità) e disse con-testualmente: A Artamà, nun se capisce. A cosa, comme cazzo se chiama, ah sì, a vida, nun è fatta pe esse capida. Te piace la forisma?
Quella fu la cosa, la prima cosa che capì: mio fratello gemello Altamente era il più grande imbecille di tutti i tempi.
La seconda: io capivo di non capire. E se l'uomo più saggio è quello che sa di non sapere, quello che capisce di non capire è il più capiente: il più intelligente di tutti i tempi.
La terza: il destino aveva concentrato il massimo della fortuna e della sfortuna in due gemelli: e quello che aveva avuto la peggio ero io.
La quinta: avrei trascorso il resto della mia esistenza a dimostrare con il massimo rigore quanto detto.
La sesta: incidentalmente avrei reso un servizio all'umanità: stabilendo esattamente l'ordinamento del genere umano in base all'intelligenza. Visto il livello dell'umanità, nel migliore dei casi sarei stato ignorato, nel peggiore ucciso da un sicario a calci nel culo: o viceversa.
Decisi quindi di progettare l'intelligenziometro (che un quotidiano locale ha definito fantomatico. Mi preme sottolineare che ho dedicato anni preziosi affinché l'intelligenziometro non fosse assolutamente fantomatico, proprio per nulla, ma per un cazzo! Scusate se mi scaldo ma mi preme sempre di più e un bel giorno scoppio). La macchina era facile, la parte più complicata fu trovarne il principio fondazionale. Alla fine il principio mi balenò, anzi mi squalò, mi orcassassinò quando sentì un bambino di cinque anni raccontare la barzelletta del pof pof.
Qui termina la prima carta di Altamante Fruzzetti. Nella seconda si spiega (insomma) in cosa consista la barzelletta del pof pof. Ma noi chiediamo ai nostri appassionati lettori di ricostruirla dal solo indizio che la barzelletta include, in qualche forma, il pof pof, e che serba in sé medesima o se stessa il principio della misura dell'intelligenza.
Nella prossima carta altamantina si spiegherà perché tale principio, benché non fallimentare, non soddisfi il criterio di completezza richiesto da Altamante, e si sia reso necessario ricorrere all'invenzione complementare, il noto imbecillometro, il cui principio, come i nostri lettori più affezionati sanno, risiede nelle proprietà dei raggi cattolici.
Berlusconi: Iniziamo male l'anno! Dell'Utri: Perché male? B: Perché dovevano venire due di "Drive In" che ci hanno fatto il bidone! E anche Craxi è fuori dalla grazia di Dio! D: Ah! Ma che te ne frega di "Drive In"? B: Che me ne frega? Poi finisce che non scopiamo più! Se non comincia così l'anno, non si scopa più! D: Va bene, insomma, che vada a scopare in un altro posto! B: Senti, dice Fedele che devi sacrificarti (...). Devi venire qui! D: No, figurati! B: Purché le tette siano tette! Truccate soprattutto bene le tette! (...) Grazie, ciao Marcellino! D: Un abbraccio, anche a Veronica. Ciao! B: Anche a te e tua moglie, ciao!
(...)
(telefonata intercettata dalla Guardia di Finanza sul telefono di Marcello Dell'Utri a colloquio con Berlusconi nella sua casa ad Arcore, dove il Cavaliere festeggia il Capodanno con Confalonieri e l'allora presidente del Consiglio Bettino Craxi, ore 20.52 del 31 dicembre 1986).
da brionews.com
Dopo quarant’anni di Australia, Cozzani torna a Spezia.
Con il cuore gonfio scopre che c'è ancora il baretto in Piazza Brin
E i suoi amici sono seduti al solito tavolo.
Si avvicina e siede un po’ discosto. I suoi amici continuano a giocare a carte.
Passa mezz’ora. Un’ora.
Alla fine Vergassola, senza staccare gli occhi dalle carte, fa:
“Aloa, Cosàn, te parti?" Apologo spezzino.
È proprio accanto allo Scheletrone dell’Isola Palmaria che ho passato l’estate più bella della mia vita, e quindi il periodo più bello della mia vita, e cioè la fase storica più bella di tutti i tempi. Date uno sguardo alla foto dello scheletrone: accanto, sulla destra c’è una casa di sasso: lì.
È anche giunto il momento di dirla tutta: quella è l’isola di Altamante Fruzzetti. O se non è lei, è lì vicino. Ma non ho un ricordo distinto di Altamante. L’umanità che si muoveva sotto lo scheletrone (e non stuzzicatemi perché posso uscire i nomi e i cognomi, e non è detto che non lo faccia prima della fine del pezzo, o dopo) era emblematica, ma di cosa non so. Gente che viveva in rimesse di lamiera cucinando e offrendo a chiunque improbabili zuppe di pesce che i benpensanti trattavano come organismi decomposti. Gente che parlava (poco) ma soprattutto guardava come se fossero loro i padroni dell’Isola. Rettifico: i Comandanti dell’Isola. Forse Altamante era uno di loro, ma se volete saperlo, ho i miei dubbi: fondati, fondatissimi.
Potrei intrattenervi tutta la notte, ma lasciamo perdere, non solo non capireste nulla, ma soprattutto non capireste che non capite nulla, esattamente come ora non capite che non capireste nulla. E poi se ci andate ora, alla Palmaria, non trovate niente, nemmeno più lo scheletrone.
La prima cosa che mi insegnarono i grandi era che lo scheletrone fa schifo. Peggio: è uno scandalo, una vergogna. La notte mi svegliavo, ma non sudato, tranquillo, e dalla mia stanza sentivo il mare, ovviamente, e dalla finestra vedevo ed ero guardato da cinque o sei dei venti o trenta occhi dello scheletrone. In uno di quegli occhi spuntavano delle scarpe da basket, e io, malato dell’amore non dico vero, ma certamente il più vero di tutti i tempi, ossia l’amore delle medie, fantasticavo di saccopelisti tedeschi che lì dentro, in quell’isante preciso, becciavano. E cercavo di ipnotizzarlo, lo scheletrone, per obbligarlo a ospitarmi, il giorno che sarei andato lì a becciare.
Per becciare c’era ovviamente una tecnica molto precisa, ma era segretissima e non si poteva chiedere. Occorreva aspettare che un amico iniziato te la spiegasse. Ma siccome tu dovevi comunque fingere di conoscerla, quella tecnica precisa, nessun iniziato avrebbe mai avvertito la necessità di spiegartela. Il paradosso bloccava la tua esistenza come una ganascia dei vigili (che non esistono) e se qualcosa poteva salvarti era la stellata della Palmaria sopra lo scheletrone. Lo scheletrone si appoggiava alla roccia come un diplodoco stanco, che non ce la fa più, e di notte i suoi occhi formavano una necropoli come Pantalica, ma io non lo sapevo.
Lo scheletrone era una griglia abortita, la sconfitta della geometria contro la vita, qualcosa che avrebbe aperto gli occhi anche a Oscar Amalfitano.
Da Portovenere tutti lo vedevano e i genitori lo indicavano ai figli: vedi, quello è lo scheletrone e tu devi sapere che fa schifo, anzi è una vergogna, uno scandalo. I figli fissavano lo scheletrone e deglutivano, assimilavano.
Ora quei figli non potranno portare i loro figli a Portovenere a esperire l’idea platonica dello schifo, la vergogna quintessenziale, lo Ur-scandalo. Ora, e se conoscete Spezia non potete negarlo, i figli indicano ai loro figli il ground zero dello scheletrone, e dicono loro che c’era lo scheletrone, glielo descrivono, spiegano che faceva schifo, ma che era meglio quando c'era lui: molto meglio no, appena un po’ meglio.
Io da tutto questo prendo le distanze. Personalmente, io non so becciare.
Miljan sorride. Quando scoppia la guerra nella ex Jugoslavia Miljan ha appena finito l'università e vuole andare all'estero. È sua madre a spingerlo negli USA. Non deve essere facile: dal paese bombardato al paese bombardatore. Per anni, ogni giorno, Miljan riesce a mettersi in contatto con la famiglia: stanno tutti bene, oggi una bomba è caduta proprio qui vicino, ma non troppo. Beh, tutti bene in famiglia: qualche vicino, qualche amico, non c'è più. Nei suoi ricordi ci sono dei buchi.
Miljan sorride, di questo non parla, non ce n'è bisogno, bastano gli occhi dietro al sorriso.
Io lo capisco, e capisco che lui capisce che penso al mio, di paese, tronfio di accodarsi a quell'avventura, di scoprirsi aiuto aiuto assistente, o anche solo caposala, in un importante intervento chirurgico, di trasformarsi, finalmente, da paese bombardato a paese bombardatore.
Miljan vede che penso che da allora tutto è mutato, i giornali, i discorsi, le teste, il modo di pensare ai Palestinesi: tutto è inziato così. O qualche anno prima, in Iraq.
Miljan sente che quello che sento è vergogna. E mi sorride ancora.
Intorno, un parco meraviglioso, dove i nostri figli giocano insieme, e si sorridono.
Tutti innamorati di Titti Postiglione, la dirigente della Protezione Civile che è intervenuta da S. Toro.
Ha certamente parlato con autorevolezza e competenza, e soprattutto ha sempre centrato il tema: rispondendo con precisione e chiarezza a domande altrettanto precise.
(Se sei d'accordo grazie e arrivederci. Se il dubbio ti scortica, clicca su "continua a leggere": c'è anche un video)
Tutti vanno in Ammerica alla ricerca di sesterzi. On. Min. A. Fruzzetti "Se sterzi sgommi", in Ammerican Grappini.
Ho chiesto il granchio appena pescato, me l'hanno cotto a vapore. Nient'altro: solo granchio e vapore. Mentre lavoro il granchio con la pressa e il martello pneumatico il mio vicino di tavolo mi racconta che lui è greco, che nel mediterraneo non esistono granchi così e che l'Ammerica è il paese più libero del mondo perché qui puoi fare quello che vuoi, quello che vuoi, whatever you want, regardless of the color of your skin. E perché? Semplice: perché they don't care.
Mi fa un esempio? Come no. Io sono un pilota, ho più di duemila ore di volo. Ma in Grecia mi avevano detto che non potevo fare il pilota: I'm too small. Allora vengo in America e chiedo di fare il pilota. Mi dicono prego si accomodi. E io chiedo sicuri, non è che poi sono too small? Dicono: abbiamo i sedili regolabili, noi.
Insieme a te non cisto più. On. Min. A. Fruzzetti in "Questo soffritto viola
no non esiste più"
Ed. Revisionismo canoro.
Berlusconi. Ma come è possibile?
Ho perso il conto delle lingue in cui negli ultimi quindici anni mi è stata rivolta questa domanda: una domanda a cui non ho mai saputo rispondere. Ecco, doveva succedere anche in Ammerica, ora che non te la puoi più cavare con la foto di Bush che guarda concentrato in un binocolo tappato. Perché Bush non esiste più.
Berlusconi. Ma come è possibile?
Non lo so, spesso non c'ero, e se c'ero, comunque, non lo sapevo. La butto sugli anni 70, su capitali da investire nell'edilizia, su un allevamento equino in cui c'erano tanti cavalli quanti stallieri, su un politico che decideva a percentuale fissa, su signori incappucciati ma non del kkk, sulla proprietà dell'informazione da scalare, su sentenze scritte sul braccio destro, su sentenze scritte sul braccio sinistro. L'argomento è interessante per il mio interlocutore, ma penso che non sia traducibile in italiano, perché soffre di una mancanza irredimibile: è un argomento razionale. E se tutto ciò che è reale è razionale, tutto ciò che è razionale è démodé. E l'Italia, sia detto in anteprima, è il paese della moda.
Allora rifletto, e quando rifletto mi tocco un orecchio. Lo faccio esattamente da ventitré anni, ma la spiegazione del perché richiede che si cambi pagina e che intimi ai deboli di stomaco di fermarsi qui.
Siamo qualcosa che non resta
Frasi vuote nella testa
e il quore di simboli pieno.
Guccesco Francini
Non ti curar di lor
ma guarda e passa
(D. A. Maradona)
On. Min. A. Fruzzetti Il campo mio è magnetico (e pure bevetico).
Le storie sono storie, fino a quando la scuola insegna che le storie sono figura, allegoria, metafora e anagogia: simboli. La cosa più importante in una storia è afferrare chi rappresenta cosa e scriverlo più rapidamente possibile nell'apposito quaderno. Può essere conveniente preparare degli schemi pronti all'uopo: schemi di schemi.
Il barone Cosimo Piovasco di Rondò rappresenta la Libertà, Don Rodrigo rappresenta la Cattività, Zeno Cosini rappresenta l'Uomo del Novecento contrapposto all'Uomo dell'Ottocento che non è affatto rappresentato, Mastro-Don Gesualdo, Giovanni Drogo, quello del Male Oscuro e tanti altri rappresentano Colui Il Quale Alla Fine Non Gliela Fà. Questi ultimi rappresentano la maggioranza.
Il bambino che non vive nell'era del linco, dove ogni personaggio è blu e sottolineato e cliccandolo si accede immediatamente all'oggetto che esso rappresenta, operazione dopo la quale si scopre che anche l'oggetto rappresentando rappresenta qualcosa raggiungibile tramite linco, e così via, tanto che il bambino svegliotto potrebbe anche sospettare che dopo un certo numero di cliccamenti si ritorni al personaggio di partenza, ma non si spingerà mai a verificarlo, il bambino che non vive nell'era del linco, si diceva, diventa rapidamente abile a intuire chi rappresenta cosa: anche nella vita.
All'inizio è divertente, poi diventa noioso, infine terribilmente triste. In estate vengono raccolti i pomodori e triturati dalla macchinetta elettrica issata in cucina come una Virgen de Guadalupe. Il passato, che rappresenta il passato, viene raccolto nei vasetti Bormioli poi immersi in un pentolone di acciaio inox ricolmo di acqua. Sotto il pentolone si accende un fuoco, l'acqua viene fatta bollire e dopo un tempo interminabile, durante il quale è rimasto a vedere il fuoco, il bambino prende la manichetta, apre l'acqua e spegne il fuoco, immergendosi nello sfrigolare rosso che, unico, non rappresenta nulla, se non, forse e solo con il senno di poi, la salvezza.
La conoscenza, la cultura, i grandi traguardi intellettuali restano un patrimonio fortemente radicato che oggi sembra impossibile da disperdere: se ci crediamo veramente se lottiamo con tutti noi stessi se non lasciamo nulla di intentato, forse possiamo farcela. On. Min. A. Fruzzetti,
Memoria nel sottosuola.
Già che ci sono gli chiedo: sì, ma come fate con i vecchi? La risposta la capisco poco, perché io l'ammericano proprio non mi va giù. Dice che è un bel problema. La corte suprema, o costituzionale, non ho capito, ha sentenziato che non si possono mandare in pensione gli accademici perché sarebbe una forma di discriminazione basata sull'età: e qui vale il quinto emendamento, o il quarto, o il primo, mica ho capito.
Dal canto loro i vecchi in pensione manco per l'anima, perché altrimenti devono lasciare la casa che spesso è fornita loro dall'università, e siccome hanno speso tutto in bagordi, non sarebbero in grado di comprarsene un'altra.
I capi dipartimento aspettano solo che diventino così inutilizzabili da non riuscire ad andare a fare lezione: sul contenuto delle lezioni infatti non si può sindacare per via del trentottesimo emendamento comma 4): ma se non riescono ad arrivare in aula possono finalmente licenziarli. Così costruiscono edifici di N piani in cui i primi N-1 sono deserti, e le aule si piazzano all'ultimo. Ma i vecchi lo sanno benissimo e si arrampicano sulle scale con i cani camminanti, e se N diventa troppo grande i vecchi si fanno issare dalle gru.
I capi dipartimento murano le finestre, ma i vecchi arrivano con gli elicotteri e si fanno calare dal tetto. I dipartimenti offrono periodi di soggiorno ai casalesi (sulle cui attività non si può interferire per via dell'emendamento pigreco, che, spiega il mio interlocutore cogliendo il mio sguardo smarrito, nessuno conosce perché dopo un milione di decimali tutti si sono rotti il cazzo di leggere), ma i vecchi comprano i giubbotti antiproiettile dagli stessi casalesi (che hanno imparato dagli stati occidentali quando vendevano armi all'Iran che era cattivo e all'Iraq che era buono).
I dipartimenti acquistano cannoni ma i vecchi noleggiano portaerei, i dipartimenti trovano su ebay pezzi di contraerea, ma i vecchi si offrono come cavie per il progetto di scudo stellare ad personam...
La storia rischia di non finire più e io ho il mio daffare, io. Gli chiedo se i vecchi, alla fine, la spunteranno anche qui. Dice che non gliene frega niente a nessuno. E allora tutto sto casino? Ê solo per l'industria bellica, dice. Pare che sta in crisi.
Di terremoti noi non sappiamo niente: sappiamo a malapena usare Google. Gli diamo in pasto "radon earthquake", e poi anche "radon earthquake precursor". Ci sono molti risultati, spesso sono articoli scientifici o sunti (abstract) di articoli scientifici.
Le fonti sono varie: siti universitari (Harvard, non Sparacchiano), riviste di geofisica, riviste scientifiche in genere. Sbirciando i risultati in modo del tutto situazionista, scopriamo che:
1. La caratteristica del Radon di preannunciare terremoti è investigata almeno dal 1980.
2. Già nel 1999 si afferma (e si pubblica) : "[...]it is now recognized that, out of many proposed earthquake precursors, radon variation is classified as one of a few promising precursors that may be used for earthquake prediction".
3. Nel 2004 in un'introduzione a un articolo specialistico si scrive: "Measurement of temporal variation of radon in soil or water has given evidence that the emanation of radon can be related to tectonic disturbances in the Earth's crust"
Probabilmente non abbiamo trovato le citazioni più importanti (non ne abbiamo la competenza), ma quello che siamo in grado di leggere sembra indicare che la correlazione tra aumento della concentrazione di Radon a pochi metri di profondità e incombenza dei terremoti sia un dato scientificamente accettato.
Sentire Boschi e Bertolaso ripetere che "nessuno può predire i terremoti" desta qualche dubbio: l'affermazione, in sé, è probabilmente vera, ma nasconde il fatto che la comunità scientifica indaga, e non da ieri, l'esistenza e l'attendibilità dei cosiddetti precursori sismici.
Del resto, uno che prevede un terremoto catastrofico dove poi si verificherà, o ha un "culo" che potrebbe usare per fare tredici tutte le domeniche di un anno, oppure ha capito qualcosa.
Dicono che non ho il senso della misura
e mi sfugge anche la misura del senso.
Ma ho una grandissima misura del sesso.
(Ah ah ah ah!)
On. Min. A. Fruzzetti, Le parole e le cosce,
in Hatu per two (American Grappini).
Il bambino ha il senso della misura, specie da quando ha imparato a usare il metro. Ha misurato la sua stanza e tutti i suoi giocattoli al millimetro e riportato i risultati su un foglio che tiene nascosto in un posto che non si può dire. Il suo sogno è misurare un diplodoco (ma si accontenterebbe di un tirannosauro) o una distanza astronomica, che darebbero numeri così grandi da obbligarlo a passare a unità che non si possono nemmeno immagnare, come l'anno luce o, molto meglio, il parsec, che ha appreso da Harrison Ford al ber dell'astroporto in Guerre Stellari.
Quando per Natale riceve un orologio a cristalli liquidi Casio resta un po' deluso: il cronografo (non si dice infatti cronometro) non risolve al centesimo, e nemmeno al decimo. Ma è contento lo stesso perché ora può misurare le durate. Misura le colazioni, i pranzi, le cene e soprattutto le canzoni: la loro durata è spesso riportata all'interno della cassetta, ma, scopre con disappunto, è sempre sbagliata. Lo sospettava ma ora ne è certo: i grandi sono dei cialtroni, un vero peccato che detengano il potere. Con pazienza, cancella le durate sbagliate dall'interno delle cassette e scrive al loro posto quelle corrette con i trasferelli.
Una volta va in bagno con il suo Casio e il risultato della misura è 8min 13sec.
Riconosce immediatamente che è la stessa durata dell'Ultimo Spettacolo, ultima canzone del lato A della cassetta Samarcanda, per la quale si pretendevano 8min 48sec, e che è peraltro la canzone più lunga di tutti i tempi e la preferita della mamma. Ma soprattutto quel risultato è molto vicino al tempo che un raggio di sole impiega ad arrivare sulla terra. Non può essere una coincidenza.
Quel giorno è uno dei più felici.
Tema: Qual è il personaggio che più rappresenta la nostra Costituzione? Togliatti, De Gasperi, Terracini, Pertini, La Malfa?
Svolgimento.
Minchiate. Il personaggio che meglio rappresenta la costituzione è sicuramente Lev Yashin. Il più grande. Ridete pure, ma lui fa tutto: blocca, respinge, esce, salta un metro più in alto degli altri. C'è il centravanti della Germania (ed è una Germania tosta, la Germania che pesta a sangue gli ungheresi, mille volte più forti, e, grazie anche ad un arbitro cannabiotico, ruba il mondiale del 1954: la Germania che abbiamo conosciuto attraverso Heinrich Böll, mica le mezzeseghe della Germania unita).
Allora, c'è il centravanti della Germania e guardate un po' cosa gli fa Yashin. E se non ne avete voglia o non lo capite ve lo spiego fra un po' io.
Yashin. Mio padre andò a vederlo, capito? Cioè: non andò a vedere la partita dove giocava anche Yashin, andò a vedere Yashin e basta, e la partita si giocava intorno a lui. A un certo punto ci fu un rigore contro la Russia, che allora si chiamava Urrrrssss. Yashin non era sborrone di carattere, ma sapeva che mio padre era lì per lui e anche tutti gli altri spettatori, quindi si mise su un palo e con uno dei suoi braccioni da ragno nero fece cenno al rigorista di tirare, ché la porta era vuota.
Voi come avreste tirato? Era Yashin, cazzo di budda, mica el Gato Dìaz. Allora se pensi che Yashin si butterà dall'altro lato, come è naturale che faccia, spari una cannonata proprio contro il palo su cui sta appoggiato mentre fa il gesto col braccione. Se però lui se lo aspetta e te lo blocca senza manco dire bao (non te lo respinge: te lo blocca) passi alla storia come un pirla, un ciula, un mona.
Il rigorista era uno del Nord: uno che tosto mi faccio parare il rigore, ma un sonà, un gabbia, un abelinà, questo mai. Segno della croce, scatarrone laterale, e vai, il rigorista spara la cannonata sul palo opposto a quello dove Yashin, si direbbe, dormicchia.
In Ammerica le distanze sono immense? Un luogo comunque. Personalmente in Ammerica ho visto tutte le tipologie di distanze: ve n'è di enormi, certo, ma anche di molto esigue. On. Min. A. Fruzzetti, Ammerican Grappini.
- San Francisco è tutta un saliscendi.
- E basta.
- ...
- Vuoi mettere con Lisbona?
- È che a San Francisco non esistono tornanti.
- ...
- Gli ammericani sono gente pragmatica, capisci?
- E piantala.
- Per loro le strade sono dritte, se c'è una salita si asfalta pure quella.
- ...
- ...
- E se c'è una discesa?
- La scendono e poi si voltano, così è una salita e tornano il punto precedente.
- Ma che stronzata.
- ...
- ...
- Gli ammericani non fanno teorie: quando c'è un problema lo affrontano.
- E quando non c'è nessun problema?
- Vanno a spasso per San Francisco.
- Dove trovano il problema delle salite.
- ...
- ...
- Non c'è nessun problema perché non c'è nessuna salita.
- E smettila.
- ...
- Vuoi mettere con Milano?
- Voglio dire che sembrano salite ardite perché c'è la prospettiva.
- Sì. E invece sono piatte.
- Salgono ma poco poco. Vuoi mettere con Trieste?
- ...
- Comunque questa non è la vera San Francisco.
- Ma la fai finita?
Io e Morgan siamo coetanei, nel senso che abbiamo la stessa età. On. A. Fruzzetti, Aporismi.
A metà degli anni 70 fui fermato (con mio padre) per strada da due signore che volevano sapere se fossi (dissero per caso) il bambino di Kramer contro Kramer. Mio padre rispose di no: e infatti non lo ero.
Con il passare degli anni sono giunto alla conclusione che le signore fossero drogate (eravamo nel centro di una piccola città un po' egocentrica del Nord: nebbiosa) o si stessero baloccando di me (e di mio padre), o entrambe le cose: in questo tipo di indagine la certezza è un'inattingibile meta esigenziale.
Le signore non potevano non sapere che da grande avrei fatto l'attore, e quell'approccio, pur se sconsiderato, fu per me un primo riconoscimento, e mi rese consapevole del fatto che avevo già fatto molto, forse troppo per la mia età. Per questo, poi, me la presi comoda.
Non trovo nessuna consolazione nel pensiero che le signore abbiano una buona probabilità di non essere più in giro nelle piccole presuntuose nebbiose cittadine del Nord Italia a bruciare il futuro dei bambini. Un'analisi più approfondita mostra peraltro che la probabilità dell'eventualità contraria è esattamente la stessa.
Un insperato e tempestivo aiuto da un amico dei fan club di Gabriella Carlucci. Emerge che il vincitore del passato quiz è incredibilmente Yagababa, che dovrebbe ricevere un tritacarne mediatico da Altamante Fruzzetti, il quale però si dà il caso che sia defunto (eh sì) e che la sua morte sia avvolta nel più profondo Ministero, dove non si sa nemmeno se si fosse portato il famoso letto di morte. Comunque Altamante ha lasciato alcune carte, nonché degli scacchi, un go, un master mind e un "Allegro Chirurgo". Ci dispiace dirlo così ma ormai l'abbiamo detto così.
Una carta di Altamante dice "Il quiz di Venerdì sarà metti le parole laddove giacciono i puntini, e la vittoria arriderà a[...]. E di questo io notaio sono certo.". Appunto, mettete la parola dove giacciono i puntini.
Cari God,
mi chiamo Truante Antonio detto Tony, e appartengo ai fan club di Facebook e non solo dediti all'on. Gabriella Carlucci, se esistono. La mia stima di essa, che si sostanziò negli ormai purtroppo allontanatisi anni '80 e che le pervenne per traslazione a partire dalla di lei sorella Milly, la quale veniva prima della sorella e ballava in quel di Risatissima, si accrebbe notoriamente un anno or sono, quando l'onorevole Carlucci ebbe a discutere con il premio Nobel della fisica e non è che discuteva di bazzecole o di sua sorella Milly della quale si sono perse le traccie, forse perché siedette su un treno soppresso, no, discuteva proprio di Fisica con il premio Nobel della Fisica, e anzi discuteva con il Premio Nobel proprio delle scoperte stesse fatte da lui stesso Premio Nobel, spiegandogli quali erano importanti e quali no, quali erano giuste e quali erano sbagliate, e il Premio Nobel non si voleva arrendere, non se ne voleva proprio darsene ragione.
Posso giurarvelo che ho tante aspirazioni, che gli amici mi chiamano aspiratutto, se esistono, ma la cosa che aspiro con tutti i polmoni si chiama la possibilità concreta che Gabriella Carlucci rilievi Maria Stella Gelmini nel ruolo di Ministro della Conoscienza o come si chiama e si faccia sottosegretariare dall'onorevole come si chiama, l'amico della Stepanenko, bé mi verrà, sì, Barbareschi Luca, che ha mostrato direttamente in diretta che in dieci secondi si valutano i proggetti di ricerca, ed è anche un modello di efficenza che andrebbe bene nel prociesso penale e anche nella colonia penale.
Io ho molto ammirato queste cose perché io la scenza la so, e non parlo a valvola.