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martedì, 18 novembre 2008
Il Riconformista: I tagli SONO la riforma?

Tra le anime cosiddette moderate e/o riformiste e/o volenterose della diciamo sinistra e/o centrosinistra, non sono pochi quelli che disapprovano in parte se non in quasi tutto la protesta studentesca attualmente in corso. Spesso l'unica cosa che reputano davvero riprovevole, nell'azione del Ministro dell'istruzione, università e ricerca Mariastella Gelmini, risiede nel fatto che i tagli operati non siano accompagnati da alcun progetto di riforma.
Mi limito a esprimere il sospetto che i tagli siano la riforma stessa, in qualche modo. Nel senso che se si mette la scuola o qualsiasi altro ente pubblico nelle condizioni palesi di non funzionare più, la riforma diventa improrogabile e la sua stessa urgenza, riconosciuta da tutti, produce a stretto giro di posta la peggior riforma, perché tanto "inevitabile" quanto indiscussa (non c'è più il tempo, letteralmente, di negoziare).
Questo modo di agire fintamente "impolitico" — riduzione drastica di fondi pubblici applicata solo in apparenza "alla cieca" — sta colpendo altri Paesi, oltre all'Italia. In Francia, ad esempio. Il piano, sostanzialmente, sembra già essere stato pensato anni fa, e ringrazio il professore di liceo L.H. per avercene fornito due illustrazioni:

1)
Le misure di stabilizzazione poco pericolose.
Dopo aver descritto le misure rischiose, si può al contrario raccomandare numerose misure che non creano alcuna difficoltà politica. Per ridurre il deficit, una riduzione molto importante degli investimenti pubblici o una diminuzione delle spese di funzionamento non comportano rischi politici. Se si diminuiscono le spese di funzionamento, bisogna stare attenti a non diminuire la quantità dei servizi, anche a costo di un abbassamento della qualità [sic]. Si possono ridurre, ad esempio, i crediti di funzionamento alle scuole e alle università, ma sarebbe pericoloso ridurre il numero di alunni o di studenti. Le famiglie reagiranno violentemente di fronte a un rifiuto d'iscrizione dei loro bambini, ma non di fronte a un abbassamento graduale della qualità dell'insegnamento. La scuola può progressivamente e puntualmente ottenere un contributo dalle famiglie oppure sopprimere questa o quell'attività. Si fa caso per caso, in una scuola ma non in quella vicina, in modo tale da evitare un generale malcontento della popolazione.
Christian Morrisson, La Faisabilité politique de l'ajustement, "Centre de développement de l'OCDE, Cahier de politique économique n° 13", 1996, p. 30.


2)
Il problema che abbiamo in Francia è che la gente si dice contenta dei servizi pubblici. L'ospedale funziona bene, la scuola funziona bene. La polizia funziona bene. Allora bisogna fare un discorso, spiegare che siamo sull'orlo di una crisi maggiore — è quel che fa benissimo Michel Camdessus* — ma senza diffondere il panico, perché altrimenti la gente si chiude a riccio.
Dichiarazione di Renaud Dutreil, all'epoca Ministro della Funzione Pubblica e della Riforma dello Stato, 20 octobre 2004, durante un dibattito organizzato dagli ultraliberali della Fondation Concorde.

* Presidente del Fondo Monetario Internazionale dal 16 gennaio 1987 al 14 febbraio 2000.

Postato da G.O.D. a 18/11/2008 18:09 | link | commenti
pensieri, politica, scuola, economia, crisi, berlusconi, che te lo dico a fare, che cazzo dice, catalogo delle idee chic, s-fascio, il riconformista


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